Parole in gioco: la mente

Competere coinvolgendo mente e corpo; la mentalità vincente cresce vincendo e migliorando, guidata da equilibrio, fiducia e ottimismo.

Napoli, kvaraFoto Mosca
Articolo di Gennaro Romano04/03/2024

In tutte le competizioni, prima o poi qualche commentatore o spettatore tira fuori una parola magica. La parola è mente e tutta la costellazione che gli gira intorno: mentalità, testa, psicologia. Espressioni tipiche sono di uso comune nel mondo dello sport e della competizione. Vedasi le espressioni tipiche: mentalità vincente (o perdente), sfida psicologica, vittoria di testa.

Ogni partita è composta da due parti: una esteriore ed una interiore. La prima parte si gioco contro qualcuno per raggiungere qualcosa di esterno. La seconda parte si gioca dentro di noi, nella nostra mente in cui gareggiamo contro la nostra concentrazione, motivazione, nervosismo, senso di inadeguatezza. In tutto questo, una parte del nostro cervello, chiamata ipotalamo, fa il suo lavoro chimico, fungendo da interruttore del sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico.

La mente

C’è un rapporto ormai scientificamente provato tra fattore testa e fattore corpo: la psicologia influenza la fisiologia, e viceversa. La scoperta dei Neuroni a Specchio ci dimostra chiaramente che quello che per anni era definito come confine tra cognizione, percezione ed azione non è poi così evidente. Lo vediamo ogni giorno, nella vita quotidiana, quanto un pensiero negativo appesantisce la nostra postura, generalmente curvandola, o quanto un pensiero positivo genera un respiro più ampio, sereno ed un sorriso sincero. È vero anche il contrario: cambiando la nostra postura cambiamo i nostri pensieri: pensiamo alle pratiche di esercizio fisico o, ancor più calzante, il lavoro che si svolge con la meditazione o il training autogeno. Pensiamo alla famosa espressione del I secolo d.C., che troviamo nelle Satire di Giovenale: orandum est ut sit mens sana in corpore sano. Questo è abbastanza vero in tutte le culture, occidentali ed orientali. Un esempio sul versante orientale è la fantastica testimonianza del maestro di Yoga, B.K.S. Iyengar.

Una delle qualità più importanti per uno sportivo risiede proprio nella testa: la capacità di motivarsi e motivare gli altri, di analizzare il proprio percorso, la propria reazione o quella dell’avversario; la capacità di gestire le emozioni e di rimanere lucidi nella gestione delle proprie performance. La capacità di resistere, di riscaldarsi e prepararsi mentalmente prima all’allenamento e poi alla competizione.

In tutti gli sport la testa svolge un ruolo chiave, non vi è eccezione. Anche laddove sembra proprio difficile (vedasi il caso della Vela o della Formula 1,) la testa è l’elemento cardine. La differenza molto spesso è influenza da come l’apporto mentale varia a seconda del ciclo di vita di una performance: preparazione, allenamento, messa a punto, svolgimento, post-gara. Non in tutti gli sport l’apporto della testa è spalmato in modo omogeneo nelle varie fasi. La situazione diventa più interessante quando poi si passa da uno sport singolo ad uno sport di squadra dove la testa del singolo deve essere in armonia con la testa dell’intera squadra. Nel tennis il tennista fa i conti con la sua testa e con quella dell’avversario. Nel calcio, il singolo fa i conti con la sua, con quella del compagno, e con quella degli altri. Le teste da considerare sono un po’ di più, molto diverse tra loro.

In passato, durante un percorso formativo, ho avuto la fortuna di conoscere un grande allenatore di pallavolo: Julio Velasco. Il percorso, che era incentrato sulla leadership, sul coaching e sulla programmazione neuro linguistica, era frequentato da molti sportivi e da manager. Le domande, a tal proposito, erano più o meno queste: Come si crea una mentalità vincente? Come si alimenta? È questione di carattere o preparazione? Nella sua grande capacità di sintesi, Velasco ci consiglia di riflettere su due affermazioni che ritiene possano essere le prime due affermazioni per stimolare una mentalità, che per sintesi indicheremo come vincente.

La Prima affermazione è “Si può Fare”. La seconda “Cosa devo fare affinché ciò accada”. Ovviamente le due affermazioni rimandano ad una serie di riflessioni che appartengono a determinate aree del pensiero e delle convinzioni. La prima affermazione, parafrasando Velasco, rimanda all’area del pensiero positivo, dell’assunzione di responsabilità ed al concetto di possibilità. La seconda affermazione, rafforzando ancora il principio di responsabilità, rimanda anche all’area del pensiero analitico ed all’area della fiducia. Quindi, questo mix di ottimismo, possibilità, fiducia e metodo, sono alla base della mentalità vincente e, se questo lo dice uno degli allenatori più vincenti di sempre, ci crederei, eccome. Ma se è così facile, perché c’è chi non riesce ad acquisirla; come posso quindi acquisirla?

L’unico modo per acquisirla, continua Velasco, è vincere per poi migliorare, in noi stessi o nella nostra squadra, una sola cosa per volta. Ed è così che arriva, la mentalità giusta, una vittoria per volta. Il grande nemico della mentalità vincente è il concetto di perfezione. È solo abbandonando l’idea di perfezione ed abbracciando l’idea di equilibrio, che il primo passo può essere compiuto. È proprio sul minato territorio dell’equilibrio che si gioca la grande partita: tenere insieme elementi contrapposti accogliendo lo sconfinato orizzonte della nostra mente, con la sua luce e le sue tante ombre. Ombre che non devono spaventarci o scalfire le nostre possibilità ma, anzi, come elementi da gestire e da portare in equilibrio. In fondo siamo esseri umani, con la nostra fragilità e la nostra infinita bellezza.

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