Parole in gioco: il gioco

Il gioco è il primo strumento che abbiamo a disposizione per imparare e per apprendere nuove abilità, fin da quando siamo piccoli.

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Articolo di Gennaro Romano26/02/2024

Il gioco è il primo strumento che abbiamo a disposizione per imparare e per apprendere nuove abilità, fin da quando siamo piccoli. Molte ricerche evidenziano la relazione virtuosa tra qualità e tempo che si dedica al gioco e qualità dell’apprendimento delle competenze e delle abilità. Il gioco, l’attività ludica, facilita infatti creatività, abilità di manipolazione, abilità socio-emotive, aumenta il vocabolario, la cooperazione e i comportamenti socialmente adeguati.

Un noto giudice milanese, Gherardo Colombo, qualche anno fa, diede alla luce un libro dal titolo molto interessante: “Anche per Giocare servono le Regole”. Ogni gioco ha le sue regole, scritte e no. E spesso le regole non scritte valgono qualcosa in più di quelle formalizzate. Sappiamo che l’uomo da sempre ha avvertito l’esigenza di giocare. Giocando scopriamo una parte di noi stessi e conosciamo meglio l’ambiente che ci circonda, oltre a quello che ci abita (le nostre emozioni ed i nostri pensieri).

Muovendo il corpo siamo costretti a fare i conti con i movimenti, spesso inaspettati, del cuore e della mente. Da adulti la dimensione del gioco si trasforma in competizione, che non sempre è un male, ma che spesso bene non fa; ci dimentichiamo di essere stati piccoli (e di avere dentro ancora un bambino da accudire) e prendiamo tutti troppo sul serio. Tutti, tranne noi.

Sappiamo che nell’attuale Irlanda, nel 1800 A.C. si disputavano i primi giochi organizzati, iTailteann Games, prevalentemente basati sulla corsa, i salti ed i lanci. Così come del 776 A.C. si organizzavano le prime olimpiadi presso il Santuario di Olimpia, nell’antica Grecia.

Siamo abituati ad imparare mentre giochiamo e a giocare per imparare. Ma lo sport ci insegna qualcosa in più: possiamo altresì imparare quando a giocare non siamo noi, ovvero, guardando giocare gli altri. Cosa possiamo imparare guardando giocare? Ecco un elenco di cose che ho imparato, valido tanto per gli sport individuali quanto per gli sport di squadra:

  • Accogliere una sconfitta è segno di grande forza interiore;
  • Tutti vogliono vincere, ma pochi sono disposti ad allenarsi duramente;
  • Per vincere in campo, devi sapere vincere prima di scendere in campo;
  • Le gambe e le braccia fanno quello che la testa gli dice;
  • Sapere incassare è importante tanto quanto saper colpire;
  • La gestione delle emozioni si allena, tanto quanto un dritto, un gancio o una schiacciata;
  • Avere un allenatore che crede in te, e non solo nei tuoi risultati, è cosa rara ma preziosissima.

Il termine gioco

Il termine gioco, nell’uso comune, in italiano, non sempre (direi quasi mai) corrisponde al termine scherzo, anche se entrambe le parole etimologicamente discendono o dal sostantivo maschile latino iŏcus. Noi che siamo molto fortunati perché “frequentiamo” da vicino la lingua napoletana, invece, non abbiamo scelta. In questa lingua ricchissima di senso e suggestioni, infatti, giocare e scherzare sono ancora indicate prevalentemente con la stessa parola, ovvero pazziare, ritrovando una complicità semantica figlia della stessa radice etimologica.  Che sia un gioco o uno scherzo, non importa. Quel che conta è vincere, nùn pazzijàm!

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