Salernitana: stipendi da record, risultati da dimenticare
La retrocessione potrebbe rappresentare un colpo finanziario devastante per la Salernitana. Ciò metterebbe in crisi l'equilibrio finanziario.

© “SALERNITANA” – FOTO MOSCA
La Salernitana sta affrontando una fase economica molto impegnativa per non rischiare di compromettere la sua stabilità finanziaria nel lungo termine. In un recente incontro con i rappresentanti dei club, l’Amministratore Delegato della società, Maurizio Milan, ha sollevato un velo sul prossimo bilancio del club granata.
Il bilancio dell’anno 2023 avrebbe registrato un deficit di 30 milioni di euro, in ulteriore peggioramento rispetto al rosso di 16,79 milioni di euro al termine dell’esercizio 2022 e di 1,6 milioni al 30 giugno 2021. Se questi dati saranno confermati essi delineeranno una tendenza allarmante, specialmente considerando le difficoltà sul campo con il rischio retrocessione dietro l’angolo.

Uno degli elementi critici che emergono è il monte ingaggi del club, posizionato all’11° posto nella classifica redatta da Capology per la stagione 2023/2024, con un’impressionante cifra di 25.890 milioni di euro. Sorprendentemente, ci sono ben 9 squadre con monte ingaggi inferiori che occupano posizioni di classifica nettamente migliori , con il sorprendente Frosinone, che chiude in maniera assai virtuosa questa classifica dei club più spendaccioni, con solo 7,390 milioni di euro.
I dati
Analizzando i dati forniti da Capology.com , emerge chiaramente che gli stipendi più elevati sono assegnati a giocatori stranieri. La legislazione fiscale italiana, con particolare riferimento al “decreto crescita 2019”, concede esenzioni fiscali significative a questi giocatori, incentivando le società a ingaggiare principalmente talenti internazionali. Tuttavia, questo vantaggio fiscale non è sufficiente per incidere positivamente sui bilanci societari.
Il presidente Iervolino , durante la presentazione di Filippo Inzaghi, ha riconosciuto gli errori di alcuni investimenti e ha esposto la necessità di orientare la società verso la sostenibilità economica. Ha dichiarato di non poter permettersi di perdere 20-30 milioni di euro all’anno e ha delineato un obiettivo ambizioso: raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2025 . Tuttavia, il raggiungimento di questo obiettivo è incerto, soprattutto in caso di malaugurata retrocessione.
La retrocessione potrebbe rappresentare un colpo finanziario devastante per la Salernitana. Con giocatori dai contratti onerosi, come Sambia (1.920.000 euro lordi annui), Maggiore (1.850.000), Bradaric (1.280.000), e Bohinen (1.100.000), che scadranno solo nel giugno 2026, la loro cessione diventerebbe cruciale per alleggerire i conti, anche perché la loro utilità nella serie cadetta sarebbe tutta da dimostrare. Ma proprio in virtù di questi lauti contratti e delle pessime prestazioni rese in questa stagione, difficilmente troverebbero altre sistemazioni e quindi c’è il forte rischio che restino ancora a lungo a libro paga della Salernitana; a meno che non si voglia aggravare ulteriormente il bilancio con pesanti minusvalenze o insistere con la politica di cederli in prestito gratuito, continuando a pagare loro buona parte dell’ingaggio, come già fatto con Sepe e Bonazzoli che ricordiamo, a fine campionato, torneranno alla base, preceduti dall’altro figliol prodigo Mikael. E in tutto questo bailamme è inutile sperare nella collaborazione degli agenti dei calciatori che hanno ancora il dente avvelenato.
Con queste premesse, la Serie B, con i suoi mancati introiti, metterebbe a dura prova l’obiettivo di Iervolino di raggiungere l’equilibrio finanziario e nessun paracadute sarebbe in grado di attenuarne l’impatto.
Nel caso di malaugurata retrocessione, i 25 milioni del paracadute non basterebbero a compensare la voragine nei conti provocata dai mancati introiti che solo la serie A può garantire, senza contare la spesa necessaria per orchestrare una campagna acquisti mirata a garantire un rapido ritorno nella massima serie. I sostenitori granata sono ben consapevoli delle complessità legate alla gestione del campionato di Serie B. L’esperienza di squadre come il Benevento e il Crotone, retrocesse in Lega Pro, nonostante i fondi del paracadute a disposizione, dovrebbe allertare i vertici societari sui possibili rischi a cui si espongono.
Per questo resta una sola strada percorribile: difendere con le unghie e con i denti a tutti i costi la categoria!

