Viva il Var. Perché senza, il Napoli sarebbe sistematicatamente penalizzato.

Le Frattaglie di questa settimana spiegano perché, con tutti i suoi limiti, il Var è l’unico argine rimasto per chi non ha potere lobbistico. Ma teniamocelo cosi, parafrasando Pino Daniele, tutto spuorco, chino 'e munnezza perchè resta meglio dei soliti “errori umani”.

Articolo di Vincenzo Imperatore08/02/2026

Il Var non è la giustizia divina. Non è nemmeno la verità assoluta. È una protesi. Una stampella. Un paio di occhiali messi a un calcio che per decenni ha finto di vederci benissimo mentre inciampava sempre nello stesso punto. E guarda caso inciampavano sempre gli stessi.

Il Var nasce storto, vive storto e spesso decide storto. Ma una cosa l’ha fatta. Ha tolto potere. O almeno ne ha tolto abbastanza da cambiare il finale di alcune storie. Quelle che, senza una telecamera accesa e una sala di controllo lontana dagli stadi, finivano quasi sempre allo stesso modo.

Il Napoli, senza Var, non avrebbe mai vinto due scudetti in tre anni. Non per complottismo, ma per aritmetica del potere. Perché in un sistema senza controllo esterno, chi non ha peso politico non ha nemmeno tempo. E il tempo, nel calcio, è tutto. Un fallo visto al 95’, un rigore ignorato, un fuorigioco interpretato con fantasia. Non serve rubare. Basta indirizzare.

Il Var non elimina l’interpretazione. Anzi, la rende ancora più evidente. Cambia solo una cosa decisiva: la responsabilità. Prima l’errore spariva nella nebbia del “non l’ho visto”. Oggi resta inciso, registrato, archiviato. Non sempre punito, ma visibile. E la visibilità è veleno per i sistemi opachi.

Le società senza potere lobbistico, chiamiamolo così per educazione, hanno finalmente uno strumento che riduce la distanza. Non la annulla. La riduce. È poco? Sì. È sufficiente? No. È meglio di prima? Decisamente.

Chi rimpiange il calcio “senza Var” di solito rimpiange un calcio dove le decisioni decisive maturavano in stanze che non avevano schermi, ma telefoni. Dove i designatori erano più influenti dei regolamenti. Dove certi arbitri avevano carriere protette anche quando le sentenze raccontavano altro.

Meglio il Var imperfetto di oggi che tornare all’epoca di calciopoli. Meglio una decisione discutibile rivista cinque volte che una decisione “inevitabile” presa una sola volta, sempre nella stessa direzione.

Il Var non è equo. Ma è scomodo. E nel calcio italiano essere scomodi è già una forma di rivoluzione. Perché costringe tutti a fingere un po’ meno. A pesare un po’ di più le scelte. A spiegare, anche male, perché si è deciso così.

Teniamocelo. Correggiamolo. Miglioriamolo. Gridiamo quando sbaglia. Ma non chiediamo di tornare indietro. Perché dietro non c’è nostalgia. C’è solo un sistema che funzionava benissimo. Per altri.

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