Il primo trofeo del Naples e la memoria che aspetta di essere ricordata
Il 17 Aprile 1911 il Naples Football Club conquistava la Coppa Salsi, uno dei primi simboli dell’identità calcistica cittadina. Oggi quel trofeo è custodito al Circolo Canottieri Napoli: una storia documentata che può diventare un’occasione pubblica di consapevolezza e continuità tra il Naples delle origini e il Napoli di oggi.

Entrare al Circolo Canottieri Napoli è sempre un piccolo rito cittadino: scale lucide, bacheche piene, quell’aria da “qui è passata la storia”. Solo che, stavolta, la storia era lì dentro, letteralmente, e nessuno se n’era accorto.
La scena è questa: una bacheca, tra coppe e targhe che raccontano vittorie vere e vittorie “da salotto”, e in mezzo un trofeo che non fa rumore. Non luccica come dovrebbe, non ha alcuna targa che ne ricorda l’epoca e l’evento, non è circondato dalla venerazione da selfie. Sta lì, composto, quasi rassegnato. Io lo guardo, lo riguardo, mi avvicino. E mi viene quella sensazione fastidiosa, tipica di quando capisci di aver trovato qualcosa che vale più di tutta la cornice.
Non parlo di valore “sentimentale”, che a Napoli è un bonus automatico. Parlo di valore documentale, fondativo: un pezzo fisico di preistoria azzurra, quando il Napoli non era ancora “Napoli”, ma Naples Football Club.
Per arrivarci non è bastato uno sguardo distratto. Ci sono state settimane tra l’emeroteca Tucci, cronache ingiallite, verbali dimenticati, libri fuori catalogo, incroci di date e ricostruzioni pazienti. Un lavoro di ricerca che ha richiesto tempo, verifica delle fonti e confronto tra versioni spesso contraddittorie. Perché quando si parla delle origini del Naples non si può improvvisare: bisogna documentare.
E qui emerge un piccolo paradosso, di quelli che Napoli conosce bene: la memoria a volte resta lì, presente, ma non ancora pienamente raccontata.
Perché quella coppa non è “una coppa”. È la Coppa Salsi: un trofeo legato alle primissime competizioni del calcio campano, quando il pallone era ancora una faccenda di pionieri, divise a strisce e cronache frammentarie, e il Naples si muoveva tra sfide locali e partite che oggi chiameremmo “mitologiche”.
La competizione denominata Coppa Salsi, spesso indicata nelle cronache dell’epoca come Salsi Challenge secondo l’uso anglosassone allora diffuso, venne istituita nel maggio del 1909 da Luigi Salsi, socio del Naples Football Club e successivamente vicepresidente. Luigi Salsi era figlio di Amedeo, o Amadio, Salsi, ingegnere di primo piano nel processo di modernizzazione urbana di Napoli tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Amedeo Salsi contribuì a opere decisive per il volto della città, tra cui Corso Umberto I, Piazza Garibaldi, Piazza Carlo III, l’Hotel Santa Lucia e il Teatro Trianon. Il suo ruolo fu quello del promotore civile e istituzionale, mentre l’iniziativa sportiva della Coppa va attribuita con chiarezza al figlio Luigi, figura attiva nel panorama sportivo napoletano del tempo.
A questo punto la domanda non è più cosa rappresenti quella coppa, ma come sia arrivata fin lì, in quella bacheca affacciata sul mare.
La sua presenza al Circolo Canottieri Napoli non è frutto del caso, né di una dimenticanza romantica. È la conseguenza naturale della storia stessa delle istituzioni sportive cittadine. Molti fondatori e soci del club calcistico pionieristico, già soci del Reale Circolo Canottieri Italia e del Circolo Canottieri Savoia, confluirono, negli anni successivi, nel nuovo circolo nato nel 1914.
Il Circolo Canottieri Napoli ereditò così non solo attività sportive, ma anche cimeli e memorie del Naples Football & Cricket Club, precursore diretto dell’attuale Napoli. In questo passaggio di testimone la Coppa Salsi venne custodita come simbolo di continuità storica e sportiva.
E non si trattava di una coppa ornamentale, ma di una competizione con un regolamento preciso. Le gare si disputavano tra il 1° dicembre e il 30 aprile dell’anno successivo. La squadra vincitrice dell’ultima gara conservava il trofeo fino alla stagione seguente. La società che avesse conquistato la Coppa più volte entro il 30 aprile 1911 ne avrebbe ottenuto il possesso definitivo.
Il Naples Football Club partecipò per tre edizioni consecutive: 1909 prima partecipazione, 1910 seconda, 1911 terza e decisiva. Le fonti sono frammentarie, come spesso accade quando si scava nel calcio pionieristico, ma due finali sono ricostruibili con sufficiente certezza.
Nel 1910 la finale tra Naples e Audace Napoli terminò 0-0. Il trofeo rimase al Naples, circostanza che lascia intendere una precedente affermazione nel 1909. Nel 1911, ancora contro l’Audace, il 17 aprile, scese in campo la squadra B, perché la prima squadra era impegnata a Palermo per il trofeo Lipton. Sul campo l’Audace vinse due a zero. Ma il risultato fu ribaltato a tavolino dopo un reclamo presentato a partita conclusa. E così si chiuse il ciclo.


Il punto, però, non è fare il talebano della filologia. Il punto è che quella coppa rappresenta uno dei primi trofei “identitari” legati al Naples, prima che la città si riconoscesse in una sola maglia. E sì: in quegli anni il Naples vinse anche competizioni come la Coppa Noli Da Costa (1914), quindi parlare di “prima coppa in assoluto” dipende da come si definisce “prima” (prima cronologicamente, prima campana, prima conservata, prima associata a un torneo riconosciuto dalla federazione). Dati insufficienti per verificare in modo univoco un primato assoluto senza una ricostruzione completa di tutte le competizioni minori e amichevoli con trofeo.
Ed è qui che la vicenda, se raccontata bene, smette di essere solo un ritrovamento e diventa un’occasione clamorosa. Perché la Coppa Salsi non è un feticcio da collezionisti. È un detonatore narrativo per il centenario. È la prova fisica che il Napoli, prima di essere mito, è stato costruzione lenta, artigianale, cittadina. È un ponte concreto tra il Naples F.C. e il Napoli di oggi.
La parte più surreale resta questa: un oggetto con un valore storico enorme, esposto senza un racconto strutturato, senza un evento, senza una valorizzazione pubblica degna. In una città che organizza celebrazioni per qualunque ricorrenza, questa sì che sarebbe una celebrazione fondata.
Basterebbe pochissimo. E ci stiamo provando insieme al responsabile eventi del Circolo Gian Nicola De Simone. Una presentazione ufficiale al Circolo con ricostruzione documentata delle origini del trofeo. Un coinvolgimento dell’attuale dirigenza del Napoli, non per passerella ma per riconoscimento simbolico. Una brochure, una teca dedicata, una riproduzione per il Napoli attuale, un momento che trasformi un oggetto silenzioso in memoria condivisa.
Napoli possiede un talento raro: custodisce la propria grandezza anche quando non la racconta fino in fondo. La Coppa Salsi, lì in bacheca, non è una contraddizione, ma un’occasione. Un frammento autentico di storia che attende solo di essere messo al centro della scena.
La storia c’è. È solida, documentata, incisa persino sulla base del trofeo. Ora si tratta semplicemente di accendere la luce giusta e permetterle di parlare alla città.
E allora mi permetto un’ultima considerazione.
Se il Circolo Canottieri Napoli vorrà trasformare questa scoperta in un evento pubblico, in un momento di restituzione storica condivisa con la città e con l’attuale dirigenza del Calcio Napoli, io sarò il primo ad esserne felice. Perché sarebbe il modo più naturale e coerente per dare voce a quella coppa.
Se invece i tempi dovessero allungarsi, io nel frattempo mi sono già portato avanti.
Ho fatto realizzare una riproduzione in scala originale del trofeo, fedele in ogni dettaglio, opera di Giuseppe Franco, eccellente artigiano digitale che ha saputo restituire forma, proporzioni e dignità a quel simbolo delle origini. Una copia che consegnerò al Calcio Napoli, perché quella memoria non resti silenziosa.

Non è una sfida. È un atto di continuità.
Perché la storia non appartiene a chi la espone. Appartiene a chi la riconosce.
