Siamo sicuri di vivere il periodo più buio del calcio italiano?

Italia

I mondiali hanno scandito i tempi della nostra vita e scandiranno quelli di chi verrà” Federico Buffa.

Stando a queste parole, c’è chi ha passato fasi della propria vita ad esultare ogniqualvolta vedeva quell’azzurro sul prato. Soprattutto per coloro che hanno vissuto la nazionale dal 1978 al 2006. Anni segnati da grandi imprese, campioni e successi. Poi, c’è chi di gioie non he davvero vissute, e chissà se ne vivrà tra quattro anni. Per chi non ha ricordi del 2006, l’unico brivido di vera estate italiana è stato provocato dal campionato Europeo. Non solo l’ultimo, dal quale siamo usciti vincitori, ma anche dell’Italia di Prandelli nel 2012 e di Conte nel 2016. Stando ai Mondiali, invece, tabula rasa.

La Macedonia spezza il desiderio dei giovanissimi di godersi un Mondiale (da Campioni d’Europa, per giunta), rimandando questo sogno al 2026, ai piedi quasi di un nuovo decennio. Due edizioni di fila senza l’Italia scottano, ancor di più se le due precedenti le hai vissute esclusivamente nei gironi, venendo meno immediatamente. Dunque, una concreta partecipazione non manca da otto anni, bensì dal doppio. Considerato, tra l’altro, chi avevamo difronte in quelle occasioni. Mondiale sudafricano in primis.

Eppure, il nostro calcio ha conosciuto ulteriori momenti bui. Ad esempio il vastissimo arco temporale tra il 1950 e il 1966. Tempi, come dice l’avvocato Buffa, scanditi dalle edizioni del 1950, 1954, 1958,1962 e 1966. Campionati nei quali siamo stati, così come nel secondo decennio del nuovo millennio, comparse, o nemmeno, come successo nel 1958. L’unica manifestazione in cui, la nostra nazionale non aveva preso parte alla massima competizione tra nazionali. Fino ad allora.

Siamo sicuri, quindi, che queste quattro (recenti) edizioni manifestino il periodo più buio della nostra storia?

Partiamo dal principio, 1930: non esiste la figura del calciatore professionista, così come non esistono le qualificazioni per i Mondiali. La presenza al torneo è sulla base di inviti e possibilità economiche. L’Italia, come altre nazioni europee, non può permettersi un viaggio così lungo. Eccessivi i costi, ed eccessivi i giorni di festa che avrebbero dovuto chiedere i calciatori al lavoro. Un altro mondo. Il continuo degli anni ’30 sono un ruggito da parte nostra. Poi, le guerre mondiali.

Gli anni ’50 sono fondamentali per comprendere la storia della nazionale di calcio italiana e del torneo nazionale, l’attuale Serie A. Questi, infatti, saranno gli anni segnati dall’arrivo di tanti calciatori stranieri, molti di essi in possesso di grande spessore tecnico, che sarebbero stati alla base di importanti successi delle squadre italiane nelle neonate competizioni europee quali la Coppa dei Campioni e la Coppa delle Città di Fiere. Ma se da un lato questa ostinata caccia al calciatore straniero impreziosisce il club, di contro finisce con l’inaridire i vivai, tutto a discapito della Nazionale, che subirà una profonda crisi.

La tragedia di Superga aveva cancellato una squadra intera che quasi da sola costituiva l’ossatura della Nazionale. Si può ben dire che dalla scomparsa del Grande Torino l’Italia calcistica non si era ancora ripresa e non aveva ancora trovato le risposte adeguate per ripartire. Dunque, se le squadre della Serie A andavano a caccia di stranieri dimenticandosi di formare i calciatori nostrani, è altrettanto vero che altri errori vennero commessi in quegli anni.

Innanzitutto tattico: ci si incaponì sull’utilizzo di – come venivano chiamati allora – “fini dicitori”, giocatori dal fisico non possente ai quali venivano date le chiavi del gioco ma che inevitabilmente pagavano dazio una volta che si andavano a misurare contro i muscolosi e prestanti giocatori delle altre nazionali. In più va detto che in quegli anni la Nazionale spesso e volentieri abusò degli oriundi, che costituivano una vera e propria legione. Alcuni di essi erano autentici fuoriclasse come Sivori, Schiaffino e Ghiggia, ma molti altri si rivelarono meteore e mezzi giocatori.

È questo l’esacerbato clima nel quale prendono animo gli anni ’50, e con loro, i Mondiali di calcio, che ne scandiscono i tempi.

Mondiale 1950

L’edizione del “Maracanazo”. Mentre ci sono squadre nettamente superiori, l’Italia esce ai gironi. Cosa ben diversa dall’essere eliminati nelle qualificazioni, ma noi siamo l’Italia. Una presenza mera, sterile, da parte nostra, non è poi così lontana dalla mancata qualificazione. Ovviamente, il calcio, nemmeno a dirlo, era tutt’altra cosa. Due punti per la vittoria. Passa alla fase successiva solo la prima classificata.

Girone: Svezia, Italia, India, Paraguay.

L’India si ritira, motivo? I giocatori, appoggiati anche dalla loro Federazione, volevano disputare le partite con i piedi scalzi. Gli organizzatori non furono molto tolleranti, anzi, non lo furono affatto.

Tornando a noi: eliminati in questo “strano” girone a tre a seguito di una sconfitta contro la Svezia e una vittoria, inutile, contro il Paraguay. Poco in più poteva esser fatto, dato che la la nazionale svedese viveva il suo periodo calcistico più florido, che culminerà con la finale raggiunta, poi però persa, nel 1958. L’inizio di un periodo difficile, ma una eliminazione che non produsse scandalo.

Mondiale 1954

La vittoria vale ancora due punti, ma alla fase successiva passano le prime due. L’ossatura della squadra è simile a quella di quattro anni prima, salvo l’innesto di forze fresche.

Girone: Inghilterra, Italia, Belgio, Svizzera.

Un girone non di ferro, superabile per l’Italia, che in rosa può vantare calciatori del calibro di Giampiero Boniperti. Come simile l’ossatura, simile anche il risultato. Terzi nel girone alle spalle dell’Inghilterra e della Svizzera, davanti solo ad un Belgio che non aveva niente da dire quell’anno. Per il secondo anno di fila, l’Italia esce ai gironi. Mondiale che, nel suo evolversi, vedrà trionfare la Germania.

Mondiale 1958

Dopo due edizioni in cui la nazionale viene eliminata ai gironi, precipita nel baratro. Per le qualificazioni al campionato del mondo del 1958 l’Italia venne inserita nel girone 8 assieme a Portogallo e Irlanda del Nord. Il 25 aprile 1957 a Roma, pur non senza qualche difficoltà, gli Azzurri ebbero la meglio sui nord irlandesi per 1-0 ma un mese più tardi vennero travolti a Lisbona per 3-0 dal Portogallo, che nel frattempo aveva pareggiato in casa e perso a Belfast le due partite contro l’Irlanda del Nord. Nord irlandesi e lusitani comandavano il girone con tre punti a testa e l’Italia chiudeva la classifica con due, ma con una partita in più da giocare. 

15 gennaio 1958, BelfastQuel pomeriggio di metà gennaio il Windsor Park è una distesa informe di fango, Foni, il selezionatore azzurro, manda in campo una squadra sbilanciata in avanti piena di oriundi che nulla possono contro la prestanza fisica degli avversari e vengono surclassati o, peggio, scompaiono dal campo. L’Italia invece che giocare di rimessa prova ad impostare il gioco e l’Irlanda del Nord la punisce due volte. Gli Azzurri escono sconfitti per 2-1 e per la prima ed unica volta nella loro storia non riescono a conquistare l’accesso alla fase finale del Mondiale, quel Mondiale che vedrà nascere il mito di Pelè.

Fuori ai gironi, fuori ai gironi, non qualificati. Ricorda qualcosa?

GLI ANNI ’60, IL TRAMPOLINO DI LANCIO VERSO GLI ANNI D’ORO DELLA NAZIONALE

Superato il decennio tra il 1950 e il 1960, l’Italia continua a non trovare soddisfazioni e successi nel mondo del calcio. Il 1960 è l’anno del primo Europeo, al quale l’Italia non prenderà parte. Non si vedranno miglioramenti immediati, tant’è che il Mondiale cileno del 1962 vedrà, ancora, la nazionale italiana eliminata a seguito della fase a gironi.

Grazie a quel Mondiale, però, entreremo comunque a far parte della storia. In un girone con Germania Ovest e Cile, la gara contro i padroni di casa è una battaglia. Nel vero senso della parola. Scritto nelle pagine nere della storia del calcio, “La battaglia di Santiago” è il soprannome con cui si afferisce alla sfida tra Italia e Cile. Sconfitta per 2 a 0, due espulsioni, sviste arbitrali e un gioco frammentato sono solo brevi pillole di quello che fu quella partita.

Buon pomeriggio. L’incontro a cui state per assistere è l’esibizione di calcio più stupida, spaventosa, sgradevole e vergognosa, verosimilmente, nella storia di questo sport“. David Coleman, commentatore del match che, così, presenta la gara.

Oltre quanto accaduto in Sudamerica, anche l’edizione inglese del 1966 non soddisfa nessuno. Sarà un Mondiale perfettamente rosso. Unione Sovietica, Cile e Corea del Nord i nostri avversari. La rappresentativa azzurra è molto competitiva: Albertosi, Bulgarelli, Burgnich, Facchetti, “Totonno” Juliano, Sandro Mazzola e Rivera sono solo alcuni dei campioni che vestivano l’azzurro nel torneo. L’Italia batterà il Cile, vendicandosi di quanto accaduto quattro anni prima, ma l’Unione Sovietica, battendoci, ci manda a giocare il tutto per tutto contro la Corea. Non sembrava un problema, ed invece Pak Doo-Ik castiga e condanna la nazionale azzurra.

Sedici anni, cinque edizioni, quattro volte eliminati ai gironi, una volta non qualificati. Questo è, senza alcun dubbio, il peggior periodo della nazionale italiana.

Sarà l’Europeo vinto nel 1968 a rappresentare lo spartiacque tra un periodo buio, ed uno pieno di luci. A seguito della vittoria, arriviamo, nel 1970, a giocare la finale del Mondiale messicano del 1970 contro il Brasile. Sfortunatamente, però, i verdeoro vantavano probabilmente una delle più forti formazioni viste in un campo da calcio. Salvo quanto accaduto quattro anni dopo in Germania, l’Italia si ripresenta al Mondo come una delle nazionali più forti. Conquistando un quarto posto in Argentina, vincendo in Spagna nel 1982 il terzo Mondiale della sua storia, ed addirittura ospitando i Mondiali nel 1990. Gli anni ’90 sono floridi, ma allo stesso tempo non vincenti. Tra Europei e Mondiali conquisteremo tre medaglie, ma nessuna oro.

GLI ANNI 2000

Nato tra gli anni 90 e il 2000? Probabilmente i primi ricorderanno meglio il magico trionfo in Germania. I secondi, invece, sono quelli che hanno vissuto il periodo buio della nazionale. Non il primo, almeno. Dopo il Mondiale tedesco, siamo stati eliminati ai gironi due volte, per poi non qualificarci altri due di fila. Questo, non era mai successo. Ma, come detto all’inizio, non c’è particolare differenza tra un’eliminazione ai gironi o una mancata qualificazione. Per noi, Italia, rappresenta comunque un fallimento.

CONCLUSIONI

Siamo figli del peggior momento della nazionale? La risposta è no. Fino ad un certo punto. Chi ha vissuto i fallimenti degli anni ’50 e i primi ’60 ha, probabilmente, avuto modo di rifarsi subito dopo. Noi, nuova generazione, se queste sono le premesse, e se dall’alto nessuno decide di dare una mossa al movimento calcistico, siamo condannati a vivere ancora di questo.

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