Gianluca Petrachi, l’artefice delle plusvalenze pronto a rilanciare la Salernitana

Petrachi sarebbe una vera e propria boccata d'ossigeno per una Salernitana reduce da un'annata travagliata e con tanti nodi da sciogliere sul mercato.

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Articolo di admin06/06/2024

A Salerno si prepara ad arrivare un nuovo factotum del calciomercato. Gianluca Petrachi, esperto direttore sportivo con alle spalle un curriculum di tutto rispetto, sembrerebbe essere ad un passo dall’accasarsi sulla panchina granata per guidare la nuova era della Salernitana. Un colpo di spessore per il club campano, che si appresterebbe ad accogliere un vero mago delle trattative e delle cessioni eccellenti.

Gli inizi a Pisa e l’approdo a Torino

 

Il 53enne leccese ha mosso i suoi primi passi dietro la scrivania nel 2007 nel Pisa quando scelse Piero Braglia come allenatore della squadra che conquistò la promozione dalla Serie C alla Serie B , e per poco mancò la seconda promozione consecutiva in Serie A la stagione successiva sotto la guida di Gian Piero Ventura. Nel 2010, venne chiamato al Torino dal presidente Cairo. Un sodalizio che si sarebbe rivelato molto proficuo per i granata, con Petrachi capace di imbastire alcune delle più lucrose operazioni della gestione cairista. Tra i suoi capolavori di mercato spiccano le cessioni di Maksimovic al Napoli per 30 milioni, di Zappacosta al Chelsea per 25 milioni, di Berenguer in Spagna per 12 milioni e soprattutto il trasferimento shock di Patrik Schick al Bayer Leverkusen per la cifra monstre di 33 milioni, dopo che il ceco era arrivato a Torino con la formula del prestito con obbligo di riscatto.

Petrachi uno stratega nelle compravendite

 

Un vero re delle plusvalenze, Petrachi si è costruito una solida fama di stratega nelle compravendite, capace di rivendere al miglior offerente calciatori non più funzionali o di seconda fascia, massimizzando i ricavi per la società. Un’abilità che gli ha permesso di accumulare un buon tesoretto da reinvestire poi in acquisti mirati come gli arrivi di Glik, Cerci, Darmian e Immobile, tutti colpi di grande spessore.

Dopo 9 anni di onorata militanza in granata, con una manciata di rimpianti per “non aver potuto finire il lavoro”, nell’estate 2019 la sua strada ha incrociato quella della Roma. Un’avventura però durata appena 12 mesi, prima di interrompersi bruscamente tra veleni, liti e incomprensioni. Il rapporto con Pallotta si sarebbe incrinato fin da subito, anche per la barriera linguistica inglese non superata dal direttore sportivo. In più Petrachi si sarebbe attirato le ire della stampa capitolina per alcune uscite sfortunate, con la Gazzetta dello Sport sua principale accusatrice.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata però una sua infelice ammissione sul mancato passaggio di Edin Dzeko all’Inter quando era ancora al Torino, con la procura federale che aprì un’indagine contro di lui. Una escalation di tensioni che convinse la Roma a sospendere Petrachi dopo appena un anno, congedandolo nei peggiori dei modi.

Un profilo ancora ambito

 

Nonostante l’esperienza capitolina si sia rivelata un flop, Petrachi rimane un profilo molto ambito nel mondo del calcio per la sua esperienza e la sua abilità di pescare talenti e piazzare colpi a sorpresa. Un carattere forte, spigoloso e dall’ego smisurato, ma anche un grande rispetto per i calciatori come testimoniato dalle parole di stima di Pellegrini, Zaniolo e Cristante ai tempi della Roma.

La sfida a Salerno

 

Il suo eventuale sbarco a Salerno sarebbe una vera e propria boccata d’ossigeno per una Salernitana reduce da un’annata travagliata e con tanti nodi da sciogliere in chiave mercato. Petrachi porterebbe con sé tutto il bagaglio di conoscenze accumulate in anni di trattative serrate e cessioni eccellenti, oltre alla capacità di rinverdire le rose con innesti mirati e di prospettiva dalle serie minori. Un mix di qualità e scaltrezza che farebbe la felicità di Sousa e della piazza granata.

Petrachi come nuovo direttore sportivo della Salernitana sarebbe il tassello ideale per riformare la piramide dirigenziale e sarebbe un segnale tangibile della volontà di Iervolino di rilanciare le ambizioni del club per ritornare in massima serie e diventare, finalmente, una realtà solida del calcio italiano.

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