Puzza Gallina Football Club

La storia di un gruppo di ragazzi che ha insegnato a Scampia e dintorni che l'amicizia vale più delle coppe.

Credit photo by Nunzio MariglianoCredit photo by Nunzio Marigliano
Articolo di Rosario Esposito La Rossa21/09/2025

Erano gli anni in cui masticavamo centinaia di chewing gum in attesa di Volpi e Poggi (che non uscivano mai). Erano gli anni dei “dollari”, non quelli statunitensi, ma quelli con i volti dei calciatori. Erano gli anni delle Spice Girls e del Cioè. Erano gli anni del Parco Ciliegi di Scampia. 

Chiamato così perché forse, sui terreni su cui sorge ora, c’era un frutteto. Il Parco Ciliegi non amava molto le incursioni dei ragazzini che non abitavano nel condominio ai confini di Melito. Anzi, c’erano delle vere e proprie lotte per evitarne l’ingresso. Ragazzini attratti da un campo da calcio in erbetta vera e con le porte giganti. Sede di tornei meravigliosi, partite memorabili. All’esterno del campo c’era anche una fontana verde dove potersi dissetare, per molti un vero e proprio miraggio in quegli anni. 

Non si può parlare di Parco dei Ciliegi senza citare i Puzza Gallina Football Club. Una squadra leggendaria, mitologica, un gruppo di amici riconosciuto dentro e fuori al Parco Ciliegi. 

La leggenda vuole che durante una partita di calcio un certo Ventriglia lasciò in mezzo al campo una gallina. Panico generale. Risate. Divertimento. E quel giorno nacqua il team dei Puzza Gallina. Altri dicono che il nome nacque da un soprannome affibiato ad un certo Totore De Rosa, ma non importa.

Erano bravi a giocare a calcio, non ricordo particolari trofei vinti fuori dalle mura del Parco Ciliegi, però c’erano sempre. E giocavano anche quelli scarsi a volte. Perché l’amicizia per quel gruppo valeva più delle coppe. E io ve li racconto perchè certe cose bisogna metterle nero su bianco, per la memoria, per chi viene dopo, per non dimenticare la squadra col nome più iconico del mondo.

In porta si è alternata parecchia gente, il gigante Carmine Pellecchia, il mitico Daniele Mango prematuramente scomparso. Daniele non era fortissimo, ma sicuramente un campione di simpatia. Tra i pali brillava Polito, un cestista che si prestava a fare il portiere. Coi suoi ricci, i suoi voli, le tue tute lunghe. In quella squadra c’era un metronomo, un geometra del campo, uno che dettava i tempi e il suo nome è: Giorgio Orabona. Sempre in difesa giocava spesso Fabio Improta, il grande Pasqualino Capozzi e anche Pistocchio. 

Stop. Fermi tutti. Pistocchio è un capitolo a parte. Lo conosco da tipo 25 anni. Da quando dallo Chalet Bakù veniva a picchiare con una banda detta di “Totore ’a Morchia” tutto il rione. Mi faceva paura. Scuro di pelle. Un nervo. Poi col tempo è stato diciamo adottato dal Parco dei Ciliegi, ed è venuta fuori tutta la sua gentilezza, la parte nascosta dalla jungla del rione. Quando si parla di lui tutti dicono la stessa cos: “è ’o pane” Sono passati 25 anni e io non so ancora il vero nome di Pistocchio. Non so perché lo chiamano così. E non lo voglio sapere. 

L’attacco era spettacolare. Piero Capone number one. Così forte che spesso veniva chiamato anche da squadre esterne al Parco dei Ciliegi. Memorabile il suo due con Rolando Mandragora. Rosario Di Marino invece era un toro. Tirava delle bombe mostruose. Me lo ricordo tosto. Duro. Granitico. Infine c’era Ioime, detto ’o Sbirro. Non lo so il perché, so solo che aveva talento. Una tecnica invidiabile. Certe volte mi ricordava Morfeo. Chissà perché non ha sfondato, qualcuno dice “la testa”. Nonostante il fisico non fosse il suo punto di forza, aveva dei piedi delicati e guardarlo giocare è stato per me goduria. 

Io non conosco tutti i Puzza Gallina, avranno giocato in tanti, la squadra si rinnovava sempre. Non ho nessun gol eclatante da ricordare. Nessun trofeo vinto da celebrare, non ho niente in mano se non una vecchia foto che allego a questo articolo. 

Molti dei Puzza Gallina li incontro la mattina fuori scuola di mia figlia, alle 8. Oggi sono solo dei papà, ma io ancora li vedo sorridere, fumare, divertirsi seduti sui gradoni del campetto di basket del Parco Ciliegi. 

Ecco, i Puzza Gallina mi hanno insegnato una cosa: che le vittorie potete infilarvele anche nel culo, l’amicizia, quella vera, vale più della gloria.  

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