‘O sparagno nun è maje guadagno: il “costosissimo” Enrique non sarebbe quinto e fuori dalla Coppa Italia
De Laurentiis ha risparmiato, ma non ha guadagnato: adesso neanche il bacio di Mazzarri può rompere l'incantesimo di un Napoli avvelenato.
Foto Mosca© “DE LAURENTIIS” – FOTO MOSCA
Nel coarcevo di argomenti toccati da De Laurentiis nella sua intervista rilasciata per il Corriere dello Sport è stato toccato un punto fondamentale, dal quale passa l’intera stagione del Napoli post-scudetto. Il primo tifoso azzurro, spiegando le difficoltà nel trovare un degno sostituto di Spalletti, ha laconicamente illustrato le trattative con Luis Enrique: “Sono andati su di lui, ha fatto venire a Napoli i suoi, mi ha tenuto tre giorni fermo per poi chiedermi tantissimi soldi. Avevamo anche trovato un quasi accordo, ma poi ha detto di no, perché ambiva a guadagnare ancora di più. Ed è stata la volta di Nagelsmann“.
Poi la storia la conosciamo. Non si concretizza nulla con Nagelsmann e, giunti a pochissimi giorni dalle riprese degli allenamenti, resta soltanto Rudi Garcia. Un allenatore che ha dimostrato a tratti la sua arte, un po’ in Francia, un po’ con la Roma, poi null’altro. Qualche porta chiusa, qualche esonero, quisquilie di qua e di là per poi non essere ben digerito da tifosi e presidenti in alcune esperienze in giro per il mondo. E a Napoli non è andata tanto diversamente, dato che De Laurentiis -come lui stesso ha affermato- voleva esonerarlo dal giorno uno.
Ed è proprio in questa situazione che si può cogliere l’essenza e la semplicità della lingua napoletana, perché basta utilizzare poche parole anziché impiegarne fiumi. In una semplice frase possono essere racchiusi sinteticamente i sei mesi dall’addio di Luciano Spalletti ad oggi, dove il Napoli non solo è quinto in classifica, non solo è fuori dalla lotta scudetto, non solo è fuori dalla Coppa Italia ma addirittura viene fischiato e rimproverato dai suoi stessi tifosi, nonostante il tricolore sul petto. Parliamo di un detto antico, di quelli che vivono ancora nei discorsi delle nonne più anziane, quando vogliono fornire preziosi consigli ai nipoti più piccoli.
‘O sparagno nun è maje guadagno. Semplice, musicale quanto basta e intuitivo. De Laurentiis non ha voluto affidare la sua Ferrari nelle mani del pilota migliore, perché troppo costoso. S’è fatto un giro, cercando chi potesse chiedergli di meno, tanto la sua squadra era autosufficiente, secondo lui. Questo pensiero però s’è sciolto come neve al sole: l'”economico” Monsieur ha avvelenato il Napoli, e neanche il bacio di Walter Mazzarri sembra essere in grado di rompere l’incantesimo. Adesso, da campione d’Italia, il Napoli si ritrova ad essere traghettato fuori da un mare di guai, e con un mercato di gennaio che dovrà necessariamente sopperire alle lacune provocate dall’inerzia della finestra estiva.
Tutto ciò perché onorare lo scudetto cucito e conquistato non valeva i troppi soldi richiesti da un allenatore esperto e vincente come Luis Enrique. Lo spagnolo adesso si sta togliendo, ancora, grosse soddisfazioni: è primo in Ligue 1, e ciò non è scontato come gli scorsi anni dato che non c’è più all’ombra della Torre Eiffel un team di super uomini, bensì una buona squadra con ottime individualità. E non è soltanto il campionato francese, ma anche la Champions League: in un girone di ferro con Newcastle, Borussia e Milan il PSG è riuscito ad ottenere il pass per gli ottavi. In Europa anche il Napoli è riuscito ad avanzare, anche se in un girone nettamente più abbordabile, ma in Italia? Poco, a tratti niente.
Dunque sì, De Laurentiis, hai risparmiato, ma quanto ti è costato? Due allenatori (di cui uno traghettatore), un quinto posto (più vicino al sesto che al quarto), una squadra atleticamente e moralmente distrutta ed un mercato di gennaio che equivarrà ad un terremoto nello spogliatoio del Napoli a stagione in corso.
Diceva bene, allora, la nonna: o’ sparagno nun è maje guadagno!
