Lutto nel mondo della televisione: il Napoli ha vinto anche la Supercoppa
Nelle ciociole di calcio spunta una Supercoppa: dolcissima per il Napoli, amarissima per chi attendeva già di urlare, nelle radio e nelle tv, una disfatta degli azzurri.
Il Napoli vince la Supercoppa - credits to Instagram Officialsscnapoli.pngSupercoppa. Napoli–Bologna. Due a zero. E già qui viene da ridere: perché fuori dai pronostici c’era tutto, tranne il campo. Gli esperti, i santoni, quelli che sono così bravi a pontificare, a pronosticare, i “velavevodettisti“, avevano di già preparato il funerale.
Gia prontissime le lavagne tattiche per spiegare perché “questa squadra non ha più niente”. E invece no: il Napoli si è presentato con la faccia di chi non ha più nulla da perdere e tutto da prendere.
In mezzo al deserto saudita, dove il calcio luccica più dell’oro ma profuma sempre meno di sudore e bandiere, il Napoli ha fatto la cosa più romantica che potesse fare: ha vinto. Ha stravinto.
Ha vinto nonostante tutto e su tutto. Nonostante le difficoltà, patite in particolare nell’ultima uscita di campionato contro l’Udinese, le stagioni storte, infortuni, i processi televisivi quotidiani, le sentenze già scritte.
Mister Conte lo sapeva: chiedeva di fare quadrato da tempo e si guardava bene da chi sparava sulla croce rossa, quasi come a dire: “attenzione che le vostre facce poi me le ricordo”. E così, ancora una volta, il mister ha vinto senza chiedere permesso, come un invitato di cui nessuno ricordava l’indirizzo ma che si è presentato alla festa portandosi via il trofeo. Ma come ha osato?
I tifosi da Supercoppa
Quanto è stata snobbata questa Supercoppa? Tanto. In moltissimi nemmeno l’hanno guardata, ma se il Napoli l’avesse persa avrebbero detto di tutto.
I veri tifosi, invece, erano a casa. Lontani. Sul divano, nei bar di quartiere, nei gruppi WhatsApp che esplodono ad ogni gol. Niente viaggio, niente bandiere al vento, solo cuori in trasferta permanente. E forse è stato ancora più dolce così: una coppa alzata senza selfie patinati, ma con le mani tremanti di chi urla da mille chilometri di distanza.
È una coppa che pesa poco in argento ma tantissimo in sarcasmo. Perché è stata sollevata idealmente in faccia a chi parlava, a chi spiegava, a chi sapeva sempre tutto nelle TV private e piccoline, quelle dove il Napoli perde anche quando vince, dove il “sì però” arriva sempre prima del fischio finale.
È una coppa che dice: “Avete parlato? Bene. Ora guardate.” Una Supercoppa viene alzata in faccia ai “capiscers“, a chi nelle reti più grandi commentava con il lutto al braccio, e chi nelle reti private, quelle piccole, dove abbaiano di tutto, dove chi ha calcato un campo di calcio quasi per sbaglio, si crede di essere Guardiola.
Due a zero, senza bisogno di effetti speciali. Tra una pizzetta che vola al primo morso, una birra rovesciata a terra, e un citofono che suona, il Napoli si fa largo, da Bologna a Bologna. Le ceneri di quella partita maledetta al Dall’Ara sono un lontano ricordo, e il Napoli non poteva affrontare meglio una finale.
Stavolta il Napoli incanta, sarebbe potuta finire tranquillamente 5 a 0. E lo fa in punta di piedi, con un Neres che fa parafrasare le Sere Nere..s, di Tiziano Ferro. Corre in ogni modo, ad ogni latitudine: Forrest Gump chi? Un Curre Curre Guagliò dei giorni nostri, che pare anche gli arabi intontinti glielo abbiano urlato, pari pari, dai settori occupati.
E Højlund che in tema di parabole natalizie, sembrava Mosè che apriva ogni tipo di acqua. ma incassa e colpisce, come chi ha imparato che la bellezza va bene, ma il silenzio dopo una vittoria è ancora meglio.
E così, in una terra dove il calcio sta perdendo il suo romanticismo, il Napoli ha fatto un gesto antico: ha vinto controvento, contro pronostico, contro il rumore, contro i suoi stessi “amici”. E per una notte, mentre qualcuno cercava già il prossimo difetto da evidenziare, pronto a spararlo in pompa magna. Insomma, Maalox e Gaviscon ad oggi in offerta speciale: prendi 3, paghi due, da spararsi in endovena.
Hanno dovuta rimetterla in tasca, quella critica. Hanno, alla Max von Sydow in Fuga per la Vittoria, alzarsi ed applaudire sorridendo, e urlando: Fantastic! Il deserto arabo ha fiorito, un palmares che si arricchisce.
Ora tutti sul carro, ma sarebbe il caso che molti scendessero. E che per una volta ammettessero, anche pizzicandosi le mani, che Mister Conte ha compiuto un altro piccolo enorme miracolo.
C’è chi, quando non vince, che definisce queste come “coppette”. Napoli se la prende, e la custodisce. E la alza per chi non ha mai vinto tantissimo, ma ha sempre avuto fame. E come direbbe Totò, “tu con questa fame digeriresti anche le corde di contrabbasso!”.
