Ultimo tango a Parma
Le ciociole di Parma si sgretolano come il sogno scudetto dei tifosi azzurri. Un naufragio in quel di Parma, disatteso ma che in molti temevano. Il sogno è ormai troppo lontano, e la gloria ha preso l'autostrada in direzione Milano.
il Napoli frena a Parma - credits to AI.jpegLa partita è quella che aspetti, per far rinvigorire una stagione. Parma – Napoli, ore 15 di domenica. Tutto perfetto. Parma, quella gara che evoca tanti ricordi. Da quelli più funesti, delle indimenticate lacrime di Pino Taglialatela per una amarissima, quanto meritata retrocessione, a quelle di Big Rom, inginocchiato, pregando per un rigore poi negato (mah), e tutti danzanti Pedro Pedro Pedro…
Una Parma dolce, negli ultimi tempi, e come canterebbe Fabio Concato “E ti ricordo ancora, dimmi che non e’ cambiato niente da allora..”. E invece, è cambiato eccome. Se un anno fa si inseguiva un sogno, conquistato con le unghie e con i denti ed era ad un tiro di sasso, oggi si sarebbe inseguito un sogno, molto proibito ed estremamente difficile.
Quella partita che, se vinta, potrebbe mettere la pressione agli interisti di scena a Como, per poter ancora ulteriormente accorciare.
Un Napoli che arriva da una vittoria tiratissima contro l’altra Milanese, che è crollata in casa contro l’Udinese, per cui la partita in terra di Emilia ha un duplice valore.
Palla al centro e si parte. Gira voce che la maggior parte dei tifosi del Napoli aveva ancora il proverbiale ultimo morso della polpetta della ‘gnora in bocca, quando il primo tiro del Parma era già in fondo al sacco azzurro. Un gol quello dei ducali, che arriva da una incomprensione dei difensori azzurri, in questo caso dallo stoico JJ, che sul primo pallone alto, si fanno mangiare in testa dall’attaccante del Parma, liberando Strefezza sul lato.
Calciatore che, ogni volta che vede azzurro la butta dentro, ma probabilmente era l’unico da tenere a bada strettamente, dato il buon piede. Palla nel palo, in buca d’angolo e Parma in vantaggio. E, se già l’idea del Parma era quella di fare un fortino negli ultimi 30 metri, dopo questo gol trovato dopo nemmeno un minuto, ecco che il Muro di Berlino sembra la Passeggiata Archeologica, come direbbe Franco Franchi ne I maghi del pallone.
La maledizione di Parma
Parma tutto dietro la linea del pallone, di porta, del parcheggio, del salotto di casa. Insomma, più indietro erano, meglio era. Le indicazioni dell’allenatore Carlos Cuesta sono chiare, incassare e provare a ripartire. Il Napoli è schierato con i fab four, così come li piace chiamarli da quelli bravi. Ma per quanto possano essere fab, è difficilissimo scardinare una difesa in quelle condizioni.
Un errore, quello di mister Conte, che sapeva bene quale sarebbe stato il gioco degli avversari, e non ha pensato di provare a inserire un calciatore per saltare l’uomo e andare sul fondo. Insomma, il primo tempo scivola via meglio del vino bevuto a tavola, che osservando la gara, è andato già pesante.
Il secondo tempo è la stessa litania, ma come al solito arriva il lampo dello scozzese Mc Fratm a pareggiare i conti, nato dal cambio tanto atteso. Dentro il brasiliano Allison, Mc arretra, e trova il suo spazio: palla in rete. Si grida alla remuntada, al miracolo di Parma. Ma il Napoli è troppo poco audace e c’è poco da fare: vince chi butta un pallone dentro in più dell’avversario.
I minuti passano via inesorabilmente, con la consapevolezza che questo Ultimo tango a Parma, parafrasando la pellicola di Bertolucci, sia l’ultima possibilità di danzare tra le stelle dello Scudetto. Calcoli infiniti fatti dai tifosi azzurri, peggio di Alan Garner in Una notte da Leoni. Calcoli che puntualmente in preda alle speranze, dimenticano di fare quello più importante: il conto con la propria squadra.
Perché è il Napoli a destare le maggiori preoccupazioni: le altre faranno questi risultati? Chissà, ma bisogna fare sempre e solo prima il nostro.
E il nostro, in questo caso, non è stato fatto. Punti che gridano vendetta, con lo stesso Parma all’andata, e altri sparsi in giro per il campionato. Averci provato, è stato un miracolo, date le condizioni. Ma c’è quel sentimento che qualcosa in più, a determinate condizioni, sarebbe potuto venir fuori.
A mettere tutto a posto, ci ha pensato proprio l’Inter, ribaltando la partita di Como. E da un enorme insegnamento: fare gol. Fare gol quanto più possibile, e di fatti la differenza è tutta qui, nella differenza reti tra le due squadre. Il calcio è un gioco semplice, troppo spesso complicato da machiavelliche scelte.
Il calendario ora recita -9 punti a 6 partite dalla fine. Utopia: “puoi essere arrabbiato, puoi maledire il destino… ma alla fine devi lasciar andare.”. Direbbe Benjamin Button.
Ora è il turno di santificare Cuesta, e il suo gioco passivo (immagine spicciola di un pensiero italiano sul calcio nostrano). Certo è che il Napoli il sogno Scudetto non lo abbandona oggi, ma arriva da lontano.
E per ricitare Franco Franchi e Ciccio Ingrassia ne Venga a fare il soldato da noi: “e le zoccole usciron, dalle chiavice fogne…”.
Chi vul capire, capisca.
Buon – meritato – tricolore, ingiocabili.
