Le pagelle della leadership dei calciatori del Napoli

Le pagelle della  leadership dei calciatori del Napoli

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Ogni anno, di questi tempi, mese più mese meno, da circa un decennio ci ritroviamo a parlare per questioni sportive di leadership. Si tratta di un esercizio che coinvolge gli opinionisti ed i tifosi del Napoli che, dopo una partenza a razzo che lascia prevedere l’innominato traguardo, si ritrovano poi a fare i conti con un calo di rendimento imputabile anche (e, ripeto, anche) alla tenuta mentale nel lungo periodo ed alla mancanza di una leadership che sappia trascinare la squadra all’obiettivo che ormai manca da 32 anni!

Ovviamente se ne sentono di tutti i colori: c’è chi, come alcuni giornalisti domenica sera in Tv, non avendo mai gestito neppure il loro condominio, hanno più volte ribadito che “nel calcio parlare di leadership è una stupidata perché il calcio è SOLO un fatto tecnico” ; così come c’è chi, non avendo mai fatto studi al riguardo, ha dichiarato che Insigne abbia una leadership consolidata perché domenica sera, al termine della gara persa con l’Empoli, ha atteso tutti i suoi compagni all’ingresso degli spogliatoi per “battere il cinque con la mano”.

Fermatevi per cortesia, per rispetto di una scienza (il management lo è) che mi coinvolge professionalmente da un trentennio.

Facciamo una premessa

La leadership è indispensabile: c’è nei consigli di amministrazione delle aziende come negli spogliatoi delle squadre di calcio, nella politica e nelle redazioni dei giornali. Un leader lo troviamo anche tra i pensionati che giocano a carte al circolo del paese. Tra i leader nelle varie discipline c’è un punto in comune: sono esseri umani sottoposti a una forte pressione.

Partiamo da un assunto: la leadership è la capacità di far conseguire alle persone di un gruppo determinati obiettivi. Si tratta di una competenza/capacità volta ad influenzare le persone ad impegnarsi volontariamente in obiettivi di gruppo. C’è qualcuno più ascoltato degli altri, un punto di riferimento nel bene e nel male.

In altri termini avere leadership significa avere consenso, disponibilità verso gli altri e quindi capacità di capire in tempo relativamente breve gli interlocutori (come sono fatti, come la pensano) al solo fine di indirizzarne i comportamenti verso gli obiettivi prefissati dalla organizzazione (anche una squadra di calcio lo è!!) .

Il consenso, anche totale, senza risultati serve ai missionari, non ai leader!

Essere un leader

Conoscere le persone significa sapere come sono fatte, come la pensano, quale tratto di personalità evidenziano in maniera tale da assumere comportamenti «adeguati» per il raggiungimento degli obiettivi. Bisogna sapere da «cosa» sono spinti a lavorare e quindi agire su «determinate leve» per ottenere maggiore produttività ed efficienza, maggiore adesione agli obiettivi aziendali e soprattutto meno distrazioni. I leader non sono amati dai propri collaboratori ma sono stimati perché hanno garantito agli stessi il giusto equilibrio tra gli obiettivi aziendali e gli obiettivi personali (soldi, carriera, status, ecc…).

Il povero Massimo Giacomini (allenatore di un Napoli di inizio anni ’80), persona perbene e benvoluta da tutti i suoi giocatori, non ne vinceva una manco a Subbuteo.
Un leader è tale quando è scelto dal gruppo, non certo per la stellina che una organizzazione può appiccicargli sulla giacca. Non sicuramente per la fascia di capitano, né tantomeno per il “cinque” battuto dopo una sconfitta. E qui non stiamo parlando dello stile di guida dell’allenatore ma della leadership in campo.

Perchè come dice Jorge Valdano, lui si un “filosofo” del calcio, ogni allenatore, per quanto possa essere un grande leader, è sempre un “maggiordomo” dei giocatori perché dipende da loro. Quando il calcio chiama all’azione, quando si scende in campo, l’allenatore delega ed il calciatore-leader agisce.

La leadership degli allenatori del Napoli

Non intendo annoiarvi con la lezioncina di formazione manageriale sulle linee di guida dei vari allenatori del nostro amato Napoli dell’era De Laurentiis ma, in questi anni, mi sono spesso chiesto quali capacità dovesse possedere l’allenatore del Napoli per indirizzare i comportamenti dei giocatori verso gli obiettivi prefissati dalla società e cioè dal presidente.
Abbiamo visto quasi tutti gli stili di comando in panchina: dalla leadership calma e ragionata di Ancelotti a quella urlata e passionale di Gattuso passando per quella autoritaria di Sarri e quella moderata e flessibile di Benitez.

Niente da fare, il risultato è stato sempre lo stesso: ad un km dal traguardo abbiamo sempre forato perché in campo manca il leader, il trascinatore.
I giocatori del Napoli da anni manifestano profonde lacune in termini di concentrazione e di capacità di sostenere le pressioni per un lungo periodo. Non c’è un solo calciatore con elevate capacità di leadership, un leader che trasmetti energia anche (lo ripeto, anche) attraverso “suoni”, cioè che mandi in risonanza i suoi compagni durante la gara.

La musica del leader

Ogni leader è fatto di musica, è una sinfonia, un’opera d’arte unica e irripetibile. Anche il silenzio produce vibrazioni. Per capire quanto vali come guida, il gruppo deve conoscerti, ascoltarti e accettarti: sei un flauto o un pianoforte? Il tuo ritmo è “grave” o “allegro con brio”? Evochi un requiem o una primavera? Suoni in maggiore o minore?

La leadership nasce anche dai suoni che trasmetti: sono chiari o confusi? Ben organizzati o caotici? Sono note o rumori? Accordi o cacofonie? Che cultura trasmetti, sei rock o lento? Heavy metal o pop? E infine, che modello sei, un solista o un’orchestra?
I nostri calciatori sono dei bravi ragazzi, dei bravi atleti ma non sanno suonare. Nessuna musica.

Crollano di fronte alla prima difficoltà denotando scarsa autostima, non garantiscono continuità nella produttività dei risultati (ogni tre partite buone una cattiva anche se l’avversario si chiama Borgorosso FC), non esprimono quella determinazione, chiamatela cattiveria, necessaria per rubare quote di mercato (classifica) alla concorrenza.

Pagelle sulla leadership

Per chiudere, siccome anche la leadership, così come la prestazione in campo che i giornalisti sportivi ogni settimana valutano con le loro pagelle, puo’ essere apprezzata, proviamo a dare le pagelle di questo importante fattore di successo di un professionista.

Se esprimessimo la valutazione del  fattore “leadership” su una scala a 6 valori ordinata in modo crescente in una progressione del tipo “basso/medio/alto” (ove i valori centrali 3 e 4, indicano potenziali di leadership medi), non avrei difficoltà ad attribuire le seguenti pagelle:

Meret        1

Ospina       4

Malcuit      2

Demme      3

Juan Jesus      3

Mario Rui       3

Elmas              3

Fabian Ruiz      2

Osimhen          3

Lozano              1

Rrahmani        3

Mertens           2

Zielinski           2

Politano           2

Di Lorenzo       3

Insigne             1

Koulibaly         4

Ghoulam         2

Ounas              2

Petagna          2

Manolas         3

Lobotka          3

Anguissa       

È un problema di competenze di recruiting di chi svolge la funzione di selezione dei calciatori (direttori sportivi e assimilabili). Perché in genere, oltre alle capacità tecniche, nei calciatori occorre sicuramente individuare anche quelle psicologiche.

O è una scelta strategica?

Di questo parleremo prossimamente.

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