Perché Napoli e Salernitana hanno bisogno di un mental coach

L'analisi realizzata da un coach professionista sulle crisi di Napoli e Salernitana

mental coach in azioneImmagine di Santaniello
Articolo di admin18/02/2024

Il Napoli sta attraversando un periodo di profonda crisi caratterizzato da risultati sportivi deludenti, tensioni interne e critiche sia da parte della stampa che dei tifosi. La squadra, considerata tra le più competitive della Serie A, ha mostrato prestazioni inconsistenti che hanno messo in dubbio la capacità di lottare per la qualificazione in Champions. Le cause di questa crisi sono multifattoriali, includendo potenzialmente problemi di gestione, infortuni chiave, e una possibile mancanza di coesione nel gruppo.

La Salernitana è ultima in Serie A con 13 punti in 24 partite, a 7 punti dalla zona salvezza. La squadra granata ha vinto solo due volte in campionato, contro Verona e Lazio, e ha subito 15 sconfitte, e solo 7 pareggi. Il morale dei giocatori è ai minimi storici e la paura di retrocedere sembra averli paralizzati.

In queste condizioni, non basta cambiare allenatore, ritemprare il fisico e provare ad affinare la tecnica con allenamenti estenuanti, ma bisogna soprattutto lavorare sulla mente. Corpo, mente ed emozioni sono un insieme di parti, indissolubilmente legate, e per questo non basta più allenare solo il fisico e la tecnica per raggiungere le performance sportive eccellenti. Ecco perché entra in scena il coaching sportivo: quella disciplina che riesce ad aiutare i professionisti dello sport a raggiungere i loro obiettivi sportivi, guidandoli a ritrovare motivazione, forza, concentrazione e fiducia in sé stessi. Il coaching sportivo nasce negli Stati Uniti tra gli anni ’60 e i ’70 su iniziativa di Timothy Gallwey, allenatore della squadra di tennis dell’Università di Harvard, che per primo spiegò la differenza tra il gioco esteriore, quello che tutti vedono, e quello interiore, che si disputa nella mente dell’atleta. Il coach sportivo non è uno psicologo, non è un allenatore, ma un facilitatore che stimola l’atleta ad esprimere, a livelli di eccellenza, le proprie potenzialità, valorizzandone ed esaltandone i punti di forza ed andando a contrastare, con il giusto atteggiamento e la giusta preparazione mentale, le aree di miglioramento.

I vantaggi del coaching sportivo sono perciò molteplici e si riflettono sia sul piano individuale che su quello collettivo.

A livello individuale, il coaching sportivo permette di:

 

  • Migliorare le prestazioni in gara, massimizzando il proprio potenziale e gestendo lo stato emozionale.
  • Definire obiettivi chiari, realistici e sfidanti, e i tempi per raggiungerli.
  • Sviluppare la resilienza, la capacità di reagire positivamente alle difficoltà e agli insuccessi.
  • Aumentare l’autostima, la sicurezza e l’assertività, riducendo le paure e i dubbi.
  • Gestire lo stress, l’ansia e la pressione, trasformandoli in stimoli positivi.

A livello collettivo, il coaching sportivo favorisce:

 

  • Il miglioramento del clima e dell’armonia all’interno della squadra, creando empatia e coesione tra i componenti. Questa Salernitana, sta retrocedendo soprattutto per l’assenza di uno spogliatoio compatto e armonioso.
  • Il potenziamento delle capacità di comunicazione, collaborazione e leadership, fondamentali per il successo di un gruppo.
  • La gestione dei conflitti e delle divergenze, trasformandoli in opportunità di crescita e di dialogo.
  • L’allineamento degli obiettivi individuali con quelli della squadra, creando una visione condivisa e una strategia comune.

E’ inspiegabile il fatto che mentre tutti parlano dell’importanza dell’aspetto mentale nel calcio (anche mister Liverani lo ha fatto nella conferenza stampa post partita a Milano: “Credo che la squadra abbia proprio difficoltà a livello mentale”, molte società professionistiche, e la Salernitana è tra queste, ancora la trascurano. Per questi motivi, riteniamo che Sabatini e De Laurentiis dovrebbero affiancare un mental coach alle loro squadre, al fine di invertire la tendenza negativa e dare una svolta alla stagione.

Il coaching sportivo è un investimento

 

che può portare benefici duraturi sia ai singoli giocatori che alla squadra nel suo insieme e fare la differenza tra la permanenza o la retrocessione in Serie A della Salernitana, e la conquista o meno della qualificazione in Champions League per il Napoli.

Ma i dirigenti di questi due sodalizi sapranno cogliere l’importanza cruciale di integrare nella loro strategia la figura del mental coach? Non si tratta solo di affrontare una crisi momentanea, ma di costruire una base solida per il futuro, dove la forza mentale, la coesione di squadra e la resilienza diventano asset fondamentali tanto quanto la tecnica e la tattica. La sfida per i dirigenti sarà quella di riconoscere il valore aggiunto che un mental coach può portare all’interno dello spogliatoio, trasformando vulnerabilità in forza e incertezza in fiducia. Solo così, Napoli e Salernitana potranno sperare di invertire le loro sorti, dimostrando che il successo sul campo nasce prima di tutto nella mente dei giocatori.

A cura di Giovanni Santaniello – coach professionista ( *)

 

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