Conte canta Mengoni alla Cremonese

Le ciociole azzurre sono stanche in questo finale di campionato. Fortunatamente, stavolta gli uomini di Conte ritirano su l'umore dei tifosi, con un poker di altri tempi.

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Articolo di Giancarlo Moscato25/04/2026

Il venerdì pomeriggio post lavoro, è un orario comodo per chi ha appena smontato dall’ufficio e pensa di volersi recare allo stadio. Ma certo è che è ben lontano da quelle che sono le domeniche calcistiche. Un week end che parte da lontano, che ti lascia un interrogativo enorme, come gli avvoltoi de Il Libro della Giungla: e ora cosa facciamo? 

Cosa facciamo quando c’è un weekend di calcio che è iniziato troppo presto? O peggio, cosa faremo quando inizierà troppo tardi, quando tra qualche settimana toccherà sfidare il Bologna addirittura di lunedì sera. In questo calendario impazzito, i barbieri ringraziano. Un calendario che ha meno rispetto del vicino che ti bussa alla porta, appena hai messo il piatto a tavola.

Ma tant’è che è tutto spettacolo, bisogna quindi giocare e affrontare in questo friday night, la Cremonese. Una Cremonese che cerca di prendere la squadra di Mister Conte alla sprovvista, ancora ferita dal doppio colpo Parma – Lazio, in particolare quest’ultimo che ha affossato l’umore di una piazza.

Una piazza che, nonostante anche questa sera un sold out conclamato, complice anche il giorno lavorativo, lascia numerosi vuoti, come chi cerca di aggiustarsi i capelli invano con un riporto. C’è, e si vede. E allora ci sono quelli che proprio non vogliono mollare, per un motivo o per un alto. O solo per quel romantico gusto di stare insieme.

Conte sa che è una partita preziosa, per assicurarsi quel pezzo di Champions che renderebbe la stagione semi-salva, oltre la conquista della Supercoppa. Conte lo sa bene, e cerca di imparare dai suoi errori. In panchina va Anguissa, e i fab four diventano un centro campo più compatto. Il risultato? Gli uomini di Conte prendono la Cremonese a pallonate. Come direbbe Nando Martellini in Italia Inghilterra: erano 170 anni che non vedevo una partenza così folgorante degli azzurri.

E i ragazzi di Conte sembrano davvero indemoniati, lo scozzese (ovviamente) su tutti quanti. Complice anche una Cremonese forse troppo spaventata, che stranamente non ha fatto quella partita della vita, che farebbero anche la categoria pulcini di ogni scuola calcio, contro il Napoli.

Conte ricorda ai suoi l’essenziale

Segnano tutti, o ci provano a segnare tutti. E addirittura si vede una rovesciata di Scott che non si era mai vista quando si giocava alla celebre “tedesca“, o “porta americana”, o “91” o insomma qualsiasi gioco infantile. Prende un pallone con una acrobazia che se chiunque di noi provasse solo a farla, cammineremmo con le stampelle per due settimane.

Gli uomini di Conte sono così stralunanti, che addirittura il pubblico (non quello che esce al 75esimo…) in una crisi di delirio comune, inizia ad acclamare Mazzocchi come rigorista, al rigore concesso miracolosamente al Napoli. A tutto c’è un limite però, eh.

E proprio come canterebbe Marco Mengoni, “sostengono gli eroi: se il gioco si fa duro, è da giocare” ma soprattutto, “Mi allontano dagli eccessi e dalle cattive abitudini. Tornerò all’origine, e torno a te, che sei per me l’essenziale“. E l’essenziale in questo Napoli è quel gioco che troppo spesso ha latitato, quel centrocampo che costruisce, spacca pietre e non ha piedi da pestarsi reciprocamente.

E il risultato, oltre che per il tabellino, è stato evidente. E forse fin troppe volte, è stato un eccesso di premura. Il coraggio di scegliere, di “sacrificare” qualcuno in quel centrocampo affollato come le poste al primo giorno di ritiro della pensione, ha portato ad una fluidità mai vista forse fino ad oggi.
E che lascia l’amaro in bocca.

Forse va bene così.
Caro Conte, se dovessi restare, ricordati di tutto questo. L’amore non segue le logiche, alle volte il calcio si.

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