Parole in gioco: il leader
Continua "Parole in Gioco: il fascino delle parole nel mondo dello sport", una rubrica di Gennaro Romano. Oggi parliamo di "leader".

Continua la rubrica “Parole in Gioco” su Sport del Sud. Il fascino delle parole nel mondo dello sport”, una rubrica di Gennaro Romano che tratta, con leggerezza, le espressioni che da sempre accompagnano lo sport. Queste, ai tempi delle radioline e delle radiocronache, erano l’uniche ancore a cui si poteva affidare la nostra immaginazione e la nostra fantasia per seguire una qualsiasi gara. Riscoprire la bellezza delle parole può aiutarci a vedere, ad occhi chiusi, tutte le partite che verranno. Andando oltre l’immaginazione, e riscoprendo la bellezza del sapere e dell’immaginazione. Oggi la parola è Leader.
Il leader
La letteratura, sia nel campo della psicologia che in ambito manageriale, ha dedicato negli ultimi tre decenni innumerevoli pubblicazioni alla Leadership. Pubblicazioni che, almeno agli inizi, si basavano su ricerche sperimentali, condotte sul campo. Nel tempo, benché le ricerche siano comunque aumentate e migliorate dal punto di vista metodologico, il numero di pubblicazioni è aumentato in modo più che proporzionale, direi esponenziale.
Questo per una serie di motivi: l’argomento è sempre molto interessante ed in evoluzione; il tema è al centro di un mercato editoriale crescente; la parola è diventata un po’ una buzz-word, un po’ di moda, mettiamola così, inflazionandone il suo significato ed il suo uso comune. Leader deriva dall’inglese “To Lead”, che significa Guidare. Il Leader è, quindi, colui che guida. Il che non significa, per forza, che è colui che scende in campo. Molto spesso, ad esempio, ruolo di leader è stato esercitato da un allenatore, da un coach, da un presidente. Nel mondo degli sport di squadra vi è da sempre la figura del Capitano.
Negli sport individuali, il capitano almeno formalmente manca. Ma in tutti gli sport, dentro o fuori dallo spazio di gara, sia esso un campo, una pista, un ring, c’è un leader dell’incontro. L’uomo ha sempre sentito il bisogno di osservare e raccontare, spesso raccontarsi, le qualità e le virtù degli uomini, di alcuni Uomini, forse per somigliargli, forse per temerli di meno, sublimandone la portata. In fondo, la scrittura è stata la prima grande lente fotografica della storia. Non è un caso che i due primi testi che affrontano, in modo diverso da come siamo abituati a leggerlo oggi, il tema della Leadership e del Leader, sono due testi molto lontani nel tempo.
La Storia di Roma di Tito Livio e Vite Parallele di Plutarco sono due testi che hanno esplorato, al di là degli aspetti storiografici e forse per primi in modo strutturato, il tema della leadership e le virtù del Leader. Mentre il secondo testo, quello di Plutarco, pone molta attenzione per i caratteri dei personaggi analizzati (ad esempio Alessandro e Giulio Cesare) posti a confronto, per le situazioni e per i comportamenti rilevanti sotto il profilo della leadership, il primo, il testo di Tito Livio, si concentrata sui caratteri peculiari del leader e della sua leadership.
Cristiano Ronaldo non è un leader
Torniamo allo sport. Molti sportivi, anche i più vincenti, non sempre vengono annoverati tra i Leader di una squadra o di uno sport. Prendiamo, su tutti, il caso di Cristiano Ronaldo: nessuno può nascondere le sue doti tecniche; allo stesso tempo, è diffusa la convinzione tra gli addetti ai lavori che uno dei grandi limiti di Ronaldo è proprio quello di non essere un Leader.
Essere vincenti ed essere Leader non sempre coincidono e benché esistano “cataloghi” delle qualità e virtù imprescindibili per essere definito leader, in questa sede non né creeremo uno nuovo né ne riassumiamo i cataloghi più noti e famosi. Abbiamo però esempi di alcuni sportivi (in senso lato) che mi piace citare a cui cercherò di abbinare le qualità e le virtù che mi hanno sorpreso e che credo abbiano fatto la differenza, facendo di loro, almeno per me, dei piccoli grandi Leader.
Esempi di leader
Michael Schumacher: pilota, una delle qualità impressionanti di Schumacher è sempre stata la costanza e la concentrazione. E non solo: la cura e l’attenzione ai dettagli rilevanti con cui affrontava le fasi di collaudo della monoposto durante la sua costruzione in fabbrica ed i test in pista ne hanno fatto un modello da seguire per i suoi successori.
Ronaldinho: calciatore, una delle qualità che mi ha sempre sorpreso è l’allegria, la gestione delle sue emozioni e quelle del suo team (il grande Barcelona, di un giovanissimo Messi), anche durante sfide decisive. Ronaldinho si divertiva da pazzi a giocare a calcio. Mentre giocava il suo sorriso ed il suo sguardo sembravano dire al pubblico: ho realizzato il mio sogno, sono qui per questo, il resto è secondario. Altra grande qualità è stata la sua grande correttezza in campo. Da numero 1.
Diego Armando Maradona: calciatore, il più grande di tutti i tempi. La calma con cui affrontava gli appuntamenti decisivi, la lucidità e la generosità, oltre al carisma, sono doti che mi hanno sempre sorpreso. Capacità di trascinare e motivare gli altri. Anche in questo caso, oltre al dato tecnico, la parte emotiva, come per Ronaldinho, ha giocato un ruolo fondamentale nella sua carriera.
George Foreman: pugile, campione dei massimi. La capacità di rinascere e lottare sono le qualità, commoventi, che fanno di Big George tra i più grandi di tutti i tempi. Vincere il titolo a 45 anni e 9 mesi, contro Moorer (di anni 27), non è da tutti. Per di più, dopo 10 anni di fermo. Quando ascoltare e mettersi in discussione diventa arte.
Mohamed Alì: pugile, il più grande. Testa, testa, testa. Ha sempre vinto i match prima dei match. Veloce sul ring, velocissimo di testa.
Roger Federer: tennista, il più grande (almeno per me). Eleganza tattica, ordine, metodo, disciplina. Imprevedibilità. Esercizi di stile, in stile Quineau. Anche dopo le sconfitte, dolorose (per me), contro Nadal.
Michael Phelps: nuotatore, il più grande (almeno per me). Capacità di allenarsi e prepararsi oltre ogni limite. Metodo, disciplina. Resilienza. Vederlo nuotare era emozionante.
Teddy Atlas: coach di pugilato, allenatore. Alcuni dei suoi dialoghi ai corner durante i match sono casi scuola di uso di metafore terapeutiche e di dialogo strategico. Intelligenza linguistica ed emotiva, grande capacità di lettura del match e dei suoi protagonisti. Persuasione.
Christian (Chris) Horner: direttore della Red Bull, team di Formula 1, Horner è uno che mangia pane e strategia. Ma non solo: freddezza, precisione, capacità di calcolo. Non è un caso che la Red Bull abbia dominato l’ultimo decennio di Formula 1.
