Parma come Bruxelles, quando il Napoli fa ‘black out’
Un film già visto. Dal pareggio di Parma che spegne il sogno scudetto fino al blackout contro la Lazio, il Napoli sembra ripercorrere copioni antichi. Come nel 1977, dopo Bruxelles e l’Anderlecht, quando la squadra di Bruno Pesaola smarrì testa e nervi tra sconfitte a raffica, l’espulsione di Antonio Juliano e l’invasione solitaria di Salvatore da Pianura. Cambiano i nomi, restano le dinamiche: quando si spegne la testa, si spegne tutto.
Juliano espulso dal campo in Napoli-FiorentinaUn film già visto che in molti temono, un deja-vu. Il Napoli che molla mentalmente alla fine del torneo quando sfumano gli obiettivi, oggi come già altre volte. Sembra una filastrocca ma non lo è. Sono venuti tutti allo scoperto dopo Napoli-Lazio, l’allenatore, i giocatori, i tifosi. Dichiarazioni nette, senza ‘se’ e senza ‘ma’. La fiammella, la speranzella dello scudetto, spentasi con il pareggio di Parma e la vittoria dell’Inter a Como, si è inevitabilmente estinta ed il calo mentale si è visto in campo con una squadra che ha fatto tanto possesso palla ma senza mai tirare in porta, palo esterno di Alisson Santos a parte. Luce spenta, black out totale. Cattiva gestione del dopo Parma, energie venute a mancare, testa altrove, passaggi sbagliati ed errori di posizione madornali, l’impossibilità di ripetere il sogno scudetto che i più razionali avevano già ribadito fosse e rimanesse solo tale. La stagione degli infortuni, delle mille formazioni schierate, dei moduli con gli esterni e senza, la staticità delle punte, i ‘Fab four’ che rimarranno per sempre e solo i Beatles. Si è detto e scritto di tutto e di più ma il tifoso partenopeo più anziano ha già visto in passato film del genere, un horror movie che probabilmente De Laurentiis non avrebbe mai voluto produrre. Scarichi, vuoti in idee, involuti, tortuosi e contorti in una manovra fatta di tic e toc in orizzontale che non ha fatto neanche il solletico ad una Lazio che ogni volta che ripartiva poteva far male. Due a zero e meno male. Ed allora Parma 2026 diventa Bruxelles 1977, il sogno svanito come una amara carezza di primavera. Anche allora fu la stagione del clima mite, del dopo inverno, a far cadere le illusioni del Napoli. Aprile dolce dormire, aprile amaro. A Bruxelles crollò l’abbaglio della finale della Coppa delle Coppe per la scandalosa condotta di gara dell’arbitro Matthewson mentre nella città ducale è crollato il sogno di un’impossibile doppietta scudetto. “Se non funziona la testa non funziona neanche il resto”, se lo ha detto Conte o qualche altro non lo sappiamo ma ci sembra una verità lapalissiana. Tante le analogie tra quel finale di stagione e quello che ci apprestiamo a vivere anche se tutti speriamo in un “Lazzaro, alzati e cammina!”, auspichiamo un pronto riscatto degli azzurri a partire dalla gara con la Cremonese perché “un secondo posto è sempre meglio del terzo”, come direbbe il ‘filosofo’ di Arbore, Catalano. Può passare una figuraccia ma una dietro l’altra no.

Un’immagine di Anderlecht-Napoli con Burgnich in elevazione
Quella di mezzo secolo fa non fu l’unica volta in cui il Napoli ‘perse la testa’ quando il campionato stava volgendo al termine ma certamente rappresenta un episodio clamoroso di cui, dopo decenni, si continua a parlare come esempio negativo di gestione nervose delle energie. Nel 1977 fu una vera e propria caduta verticale con quattro sconfitte su cinque nelle ultime cinque partite dove il Napoli di Pesaola mollò di testa e di cuore dopo l’Anderlecht, quella con la Lazio è stata una pericolosa avvisaglia per cercare di non ripetere quella sorta di declino fisico e mentale. Il punto che fa da ‘trait d’union’ tra i due finali di stagione è proprio la cattiva gestione delle energie corporee e psichiche sopraggiunta dopo una clamorosa e cocente delusione. Un episodio unico che può segnare, negativamente, una stagione. Da un lato la beffa in semifinale di Coppa delle Coppe, dall’altro il pareggio acciuffato con affanno a Parma. Risultato dell’equazione, fine delle illusioni.

Il manifesto della maledetta gara di Bruxelles
Ma come finì quella stagione? Quale fu la goccia che fece traboccare il già traballante vaso del tifo napoletano e dei giocatori partenopei? Un invasore solitario, Salvatore da Pianura, paladino di un intero popolo, e il capitano per eccellenza, Antonio Juliano, espulso dal campo.
Fine maggio del 1977, caldo afoso, al San Paolo i tifosi indossano i famosi cappellini con la visiera bianca che si vendevano nei dintorni dello stadio. Ora più che mai sembra una festa andare a tifare per la propria squadra del cuore anche se questa ha perso quattro delle ultime cinque partite di campionato. Una discesa senza freni negli inferi, il torneo sembra chiudersi mestamente dopo i noti fatti di Bruxelles contro l’Anderlecht di un mese prima. A Napoli arriva la Fiorentina, proiettata al terzo posto dietro le due corazzate torinesi che stanno dominando il campionato. Gara di fine stagione certo ma nessuna delle due vuole perdere per opposti motivi. Agli azzurri non va giù di chiudere in malo modo davanti ai propri tifosi e la Viola mira a superare l’Inter e a conquistare un posto in Coppa U.E.F.A.. In un clima un pò surreale, al ’37 del primo tempo Catellani devia in rete un bel tiro di Caso ma gli azzurri riescono a pareggiare al ’24 del secondo tempo con Savoldi, un gol da posizione impossibile, dopo un insistente forcing. Coronarie in tilt per un pareggio più che meritato ma non basta. Gli azzurri attaccano con le forze allo stremo, a tratti per inerzia, vogliono vincerla questa maledetta ed ultima gara. Il triste epilogo a tre minuti dalla fine. Lo arbitro Falasca non concede un rigore al Napoli per un nettissimo atterramento di Massa e sul capovolgimento di fronte, quando tutti sono increduli per quanto accaduto, Caso va via a tutti e segna nella porta di Carmignani. Apriti cielo. Juliano non ci vede più dalla rabbia, prende il pallone e lo getta addosso all’arbitro, espulso. Nel parapiglia, mentre il capitano sta uscendo dal campo, arriva un tifoso, poi identificato come Salvatore Ricciardi da Pianura, dopo aver percorso a perdifiato mezzo stadio. Fortunatamente Massa e Carmando lo fermano e lo consegnano alla polizia, sugli spalti iniziano cori e lanci di oggetti ad accompagnare le gesta di questo novello Don Chisciotte. “Nun cià facimme cchiù!” sembrò il motto di quel caldo pomeriggio.

L’invasore solitario di Napoli-Fiorentina
All’invasore solitario gli offrirono persino una sedia affinchè si riposasse. Poi, dopo le formalità di rito per verificarne le generalità, lo lasciarono andare senza prendere alcun provvedimento. Infatti, secondo la legge, l’uomo non aveva commesso infrazioni o reati perseguibili penalmente. Così dichiarò la forza pubblica presente quel giorno al San Paolo dove stava volgendo al termine un Napoli Fiorentina pieno di veleni, rabbia e frustrazione. Il baffuto vendicatore di tutti i torti ed i soprusi subiti dagli azzurri in quella stagione lo chiamavano “Totore” ed in curva lo conoscevano quasi tutti. Lo allontanarono con la forza dall’arbitro dell’incontro, il signor Falasca di Chieti, ma quando qualche cronista provò ad avvicinarsi era ancora ansante e respirava forte per il lungo tragitto che aveva dovuto compiere per mettere in atto il suo ‘diabolico’ piano, quello di andare a farsi giustizia da solo per la mancata concessione di un rigore al Napoli. Magari quel penalty non avrebbe cambiato le sorti di un infausto finale di stagione poichè questo era già stato compromesso abbondantemente da una serie di risultati negativi. Sarebbe stata una vittoria di Pirro ma il popolo napoletano era stanco. Le dinamiche del calcio purtroppo sbagliano raramente, si ripetono ciclicamente e dicono che se esci da una competizione europea (ingiustamente) o perdi la speranza-scudetto in primavera, il resto della stagione rischia di diventare un fallimento totale. E’ successo anche in tempi recenti, ancora con la Lazio nel 2014-15 quando Higuain gettò alle ortiche la possibilità di entrare in Champions League con un rigore sbagliato contro i biancocelesti sul filo di lana dell’ultima giornata (4 a 2 per i capitolini).
L’arbitro Falasca dichiarò, poi, al funzionario del Totocalcio che la partita si era conclusa regolarmente, nessuna sospensione anticipata, e che quindi il risultato era valido per la schedina. Il giovane arbitro, sposato con un’ischitana, lasciò lo stadio con tranquillità, addirittura sull’auto di Lucio Amabile, cognato di Ferlaino, senza nessuna scorta poichè i tifosi erano già andati via da un pezzo dopo una prima e blanda carica di carabinieri e poliziotti all’esterno dello stadio. Erano le 19 di una calda giornata di fine primavera, Fuorigrotta insolitamente semideserta, l’ennesimo boccone amaro già alle spalle. Al Napoli sarà dato lo 0-2 a tavolino, tre giornate di squalifica del campo (poi annullate) e un punto di penalizzazione in classifica da scontare in quello stesso campionato. Da lì a poco sarebbe iniziata una nuova era per la squadra partenopea, si svecchiava. Arrivava il guaglione di Mergellina, Gianni Di Marzio e Ferlaino, per ringiovanire la squadra, acquistava Restelli e Mattolini proprio dalla Fiorentina.

Juliano ed il futuro azzurro Restelli a centrocampo
Incrociando le dita e sperando in 15 punti nelle ultime 5 gare di questo campionato, questo fu il film horror del finale di stagione 1976-77 :
24 aprile 1977 Napoli- Sampdoria 1-1 (Savoldi, Saltutti). Titolo del Mattino : “ La Samp ferma il Napoli”.
1 maggio 1977 Juventus- Napoli 2-1 (Bettega, Massa, Furino). Titolo del Mattino :”La Juve con l’aiuto dell’arbitro batte il Napoli a 4’ dalla fine”.
8 maggio 1977 Napoli-Bologna 1-2 (Pozzato, Nanni, Speggiorin). Titolo del Mattino:”Il Napoli frana al S.Paolo. Pesaola accusa la squadra”.
15 maggio 1977 Perugia-Napoli 4-2 (Vannini 2, Savoldi 2, Pin, Novellino). Titolo del Mattino:”Il Napoli è crollato a Perugia. Rambone al fianco di Pesaola?”.
22 maggio 1977 Napoli- Fiorentina 1-2 (Catellani aut., Savoldi, Caso). Titolo di Sport Sud:”Il camionista-invasore era a due metri da Falasca”.
