Caro “Le Figaro”, vedi Napoli…e poi parla

tifo napoli

© NAPOLI – FOTO MOSCA

Certo, può sembrare una voce stonata, perfino anticonformismo disfattista. Pazienza, chi va controcorrente mette in conto anche questi addebiti e di indisporre con considerazioni fuori dagli schemi abituali. Ma se ne fa una ragione, soprattutto se chi critica è disposto ad aprire lo scrigno della memoria, che propone le innumerevoli prove di orgoglio napoletano racchiuse nelle pagine di un diario ultradecennale, più volte riproposto, sulle eccellenze di Napoli che risalgono all’800.

‘Le figaro’, autorevole testata francese, racconta un’irricevibile comparazione della capitale riconosciuta del Sud al degrado del terzo mondo e commette un madornale errore di valutazione, emette una sentenza viziata da ignoranza e malafede: ma quanto influenzata dal racconto della città preda dei clan di camorra, della marginalità di Scampia, ovvero dal tema univoco di “Gomorra”, fiction esportata ovunque, Francia compresa?  È autolesionista sentirsi parte della minoranza di osservatori della galassia calcio che giudica eccesso di idolatria il dilagare del mito Maradona, pur nella consapevolezza della sua indiscussa e meritata fama di genio del pallone? È ostilità snobistica non condividere la sua beatificazione, l’attribuire poteri divini a un calciatore, per quanto unico e propiziatore di successi del Napoli fino al top dello scudetto? Passi per il rito del battesimo postumo dello stadio di Fuorigrotta, nato come San Paolo e rinominato Stadio Maradona, condivisibile la prova d’autore di un suo sorprendente esegeta, il regista Sorrentino, che lo ha raccontato in film con devozione, da par suo.

Transeat anche per le magliette dei giocatori azzurri con l’immagine rivisitata del ‘pible de oro’; bene perfino non più di un tributo letterario, di un video, un documentario su vita, morte e miracoli dell’asso argentino: oltre, ovvero le edicole votive con la sua immagine da onorare, da pregare come destinatario di grazia da  ricevere, quasi al pari di San Gennaro o la moltiplicazioni di libri, video, articoli, paginoni non solo dei quotidiani sportivi, confermano del calcio la funzione di oppio dei poveri, mezzo di distrazione di massa, che più di altri è usato per mettere la sordina alla percezione di problemi irrisolti dell’umanità.

A dimensione locale lo scabroso tema, da scongiurare, tocca anche Napoli, città delle meraviglie, luogo magico a dispetto di ‘Le Figaro’, del periodico tedesco Der Spiegel che in copertina pubblicò l’immagine oltraggiosa di un piatto di spaghetti sovrastati da una pistola, di chi osa definire i napoletani scansafatiche, dei leghisti di ‘Prima il Nord’. Per tornare al calcio, è giusto, ma con moderazione, celebrare il mito di Maradona, apprezzare la napoletanità di giocatori come il belga Dries Mertens, che non fa mistero del piacere di vivere all’ombra del Vesuvio, a giusta ragione ribattezzato ‘Ciro’.

Un fil rouge, anzi azzurro, come il cielo e il mare del golfo più suggestivo del mondo, è giusto che connetta il racconto entusiasta dei grandi viaggiatori dell’800 all’alto indice di gradimento che anche in questo dopo quarantena da Covid si rivela con un benefico sold out di alberghi, B&B, ristoranti. A perfezionare questo status di città felice, oltre a un’auspicata e concreta attenzione del governo, la ‘ciliegia sulla torta’, per gli appassionati del calcio, potrebbe arrivare con il terzo scudetto. 

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