Napoli, ora pagano gli allenatori ma a giugno toccherà ai calciatori
Il Napoli cambia il terzo allenatore della sua stagione, si sa che il mister è l'unico a pagare a stagione in corso ma, a fine anno, toccherà anche a molti calciatori.

Dopo Garcia anche Walter Mazzarri è stato esonerato dal Napoli, ora la guida tecnica della prima squadra è stata affidata a Francesco Calzona, il quale con la sua firma sul contratto azzurro si aggiudica il primato di essere il primo allenatore della storia della Serie A a sedere su una pancina di un club italiano e, nello stesso momento, a ricoprire il ruolo di commissario tecnico. Infatti, Calzona è il ct della Slovacchia con la quale ha guadagnato il pass per accedere ai prossimi campionati europei.
Sono solo 4 i mesi che Aurelio De Laurentiis concede al suo nuovo per tecnico, 1 in più rispetto ai precedenti che sono arrivati all’ombra del Vesuvio in questa stagione, con l’obiettivo di portare il Napoli al quarto posto in classifica, obiettivo massimo al quale possono ambire i partenopei quest’anno. Per Calzona si tratta di un ritorno a Castel Volturno, l’allenatore nato a Vibo Valentia in passato è stato il vice di Maurizio Sarri e collaboratore di Luciano Spalletti durante l’esperienza in azzurro dei due toscani.
Parliamo del terzo allenatore cambiato nel giro di 7 mesi, si sa che quando le cose vanno male le colpe ricadono su chi siede in panchina, perché durante l’anno è più facile cambiare un solo elemento piuttosto che sostituirne 20, ma forse questa rivoluzione è solo rimandata. “È la stessa squadra che ha vinto lo scudetto senza Kim e Lozano” dicevano i tifosi a inizio anno per attribuire maggiore valore ai propri giocatori che, dopo la vittoria dello scudetto, hanno vantato un trattamento riservato con i guanti visto che, quando la patata era bollente, le responsabilità venivano accollate al mister, è stato così con Garcia e a Mazzarri è stata riservata la stessa sorte.
Abbiamo dato le colpe ad ADL quando bisognava dargliele, abbiamo riconosciuto i limiti di due allenatori non adatti a un contesto come quello del Napoli e figli di un calcio che andato ormai a perdersi con il passare degli anni, ora è il momento che anche chi scende in campo venga messo in discussione e inizi a trovarsi sotto la lente d’ingrandimento.

Napoli, con o senza Europa a giugno fai tabula rasa
Nell’arco della stagione sono stati tanti gli episodi, i gesti, e i comportamenti che hanno fatto percepire che qualcosa all’interno dello spogliatoio era cambiato. C’è aria di arroganza a Napoli, e attenzione, perché qui non parliamo di sentirsi più forte delle altre, ma si tratta di giocatori che si credono padroni di un contesto che li ha resi grandi. Osimhen e Politano possono mandare a quel paese l’allenatore, tanto la colpa sarà sempre di Meret che non para o di Rrahmani che si perde l’uomo nelle marcatura.
Anche il kosovaro tra prestazioni, infortuni, e qualche dichiarazione fuori luogo, non è esente da responsabile come il resto dei suoi compagni. Fu proprio lui al termine di Napoli-Salernitana, a esprimere il proprio malcontento per il ritiro che si era svolto dopo la sconfitta a Torino per 3-0, quello stesso ritiro che ha visto diversi calciatori lamentarsi perché l’Hotel che era stato scelto distava troppo lontano dal campo di allenamento, perché le stanze non erano di loro gradimento e perché i giocatori fuori dal rettangolo di gioco hanno una vita… mica possono andare in ritiro?!
Eppure, nessuno di questi “campioni”, perché finché la matematica non assegnerà questo campionato all’Inter il Napoli porterà ancora lo scudetto sul proprio petto, ha provato a responsabilizzarsi per migliorare questo trend di risultati negativi che ha portato la squadra a dover lottare per non finire nella parte di destra della classifica invece di contendersi un posto nell’Europa che conta.
Tra parametri zero, addii già annunciati e giocatori che non hanno mantenuto il loro livello, sono circa 7 i profili che dovrebbero andare via da Napoli per ripulire l’ambiente e, chi scrive, non ha problemi a fare i nomi di questi richiestissimi fuoriclasse: Alex Meret, Diego Demme, Piotr Zielinski, Zambo Anguissa, Amir Rrahmani, Victor Osimhen e Matteo Politano.
Per i primi 3 c’è poco da dire i quali lasceranno Napoli a parametro zero a giugno, solo Meret forse ha qualche speranza di rinnovo. Si potrebbe fare qualche valutazione su Anguissa e Rrahmani, per capire se possono ancora dare qualcosa al club in termini di prestazioni dopo la deludente annata oppure possono essere messi sul mercato e portare entrate economiche nelle casse della società.
Arriviamo a parlare di Osimhen e Politano, i quali vengono da due rinnovi importanti, faraonici, se si pensa al contratto che il nigeriano ha firmato a dicembre. Per il numero 9 del Napoli il rinnovo è stato solo un mezzo per facilitare il proprio trasferimento senza causare danni al club, come riferito in passato dal presidente De Laurentiis. Poco da dire su Osimhen: infortuni, atteggiamenti scorretti verso squadra e allenatore che però lo hanno premiato con uno stipendio di 10 milioni a stagione, tanti cari saluti e buona Premier, o Parigi, veda un po lui.
Per quanto riguarda Politano, invece, anche per lui bisogna ricordare più di qualche atteggiamento sbagliato all’interno del terreno di gioco tra espulsioni, e vaffa gratuiti indirizzati al suo primo allenatore Rudi Garcia. Come per Osimhen anche lui arriva da un rinnovo importante che gli farà percepire uno stipendio di 3 milioni a stagione fino al 2027. Insomma, Politano percepisce gli stessi soldi che in passato riceveva José Callejon, giocatore che in 7 anni è stato l’emblema del professionismo a Napoli per comportamento, leadership e prestazioni (esterno destro che ogni anno raggiungeva e superava la doppia cifra in termini di gol e assist), non vado oltre, lascio a voi lettori i commenti e valutazioni finali.

Calzona se vuole fare bene a Napoli deve essere se stesso
Torniamo a parlare del mister, Francesco Calzona, il quale avrà 4 mesi per provare a risollevare le sorti della stagione del Napoli. Insomma, il tempo non sorride al neo tecnico azzurro il quale però si è catapultato con entusiasmo nella sua nuova esperienza napoletana. L’obiettivo è quello di evitare l’esclusione da tutte le coppe europee, ponendosi come traguardo massimo l’accesso alla prossima Champions League. Cosa dovrà fare Calzona se vuole avere qualche speranza di successo? Dovrà essere se stesso.
A Garcia non è stato concesso di strutturare un Napoli a sua immagine e somiglianza imponendo al francese di replicare il gioco si Luciano Spalletti, Mazzarri, invece, ha provato a replicare i meccanismi tattici della passata stagione ma fallendo praticamente. Le idee di Garcia secondo il pensiero di tutti non erano rivoluzionarie, Mazzarri le idee non le ha mai avute e ha portato il Napoli al decimo posto in classifica.
Calzona faccia le sue scelte, scelga i suoi titolari, e impartisca alla squadre il suo calcio senza curarsi dell’estetica, ora non è questo quello che serve. Il Napoli deve tornare a fare punti e l’unico modo che ha per farli è essere efficaci. Come diceva Max Allegri: “Lo spettacolo sta al circo, l’importante è centrare l’obiettivo”, chi lo avrebbe mai detto che le parole di un allenatore juventino sarebbero state così veritiere per spiegare e raccontare il tragico momento dei partenopei.

Foto Mosca
