Napoli, tempo di pagelle del primo trimestre

Napoli, tempo di pagelle del primo trimestre

©️ “NAPOLI” – FOTO MOSCA

Una mini rivoluzione nello smisuratamente complesso territorio della scuola ha formalmente, non sostanzialmente, introdotto modalità di voto più flessibili del giudizio espresso in numeri arabi (atipico il ‘6 politico’ erga omnes in tempi di eccezionale emergenza, atipico il 6 in condotta che inficiava l’intera impalcatura del verdetto-pagella). La mini rivoluzione impone ai docenti di esprimersi con aggettivazioni più o meno articolate, termini come “sufficiente-insufficiente”.

Il voto dallo 0 al 10 (estremi mai visti accanto alla casella di un calciatore) sono ancora in uso nel tabellino delle partite e si intuisce quale peso determini una cospicua successione di ‘8’(oltre, le pagelle dei quotidiani non vanno) o di ‘4’ attribuiti ai giocatori: le quotazioni di mercato (orribile definizione delle trattative per il trasferimento di calciatori da un club all’altro) conseguenza del giudizio ‘insindacabile’ dei giornalisti s’impennano o s’inabissano.

Un autorevole quotidiano pubblica le cosiddette pagelle del Napoli sconfitto a Mosca dallo Spartak e punisce con un povero 5 la prova di Meret, in verità non ineccepibile. Il giovane portiere, alter ego di Donnarumma in nazionale è a un bivio della sua carriera: Solo per non svilire il suo valore ‘di mercato’ Spalletti lo alterna (poco) all’affidabile Ospina.

Reparto difensivo: tre gol subiti dall’Inter, due dallo Spartak. Resta un bel ricordo il record di sole quattro reti subite prima di Milano. A Mosca, clima troppo freddo anche per l’africano Koulibaly una giornata ‘nera’, con l’aggravante del sodalizio non collaudato con Juan Jesus. Sulle fasce replicata la fragilità evidenziata a san Siro. Emigrato Jorginho nel Regno Unito, il Napoli di Spalletti non ha un regista alla Pirlo, nonostante l’impegno lodevole di Demme. Bene Anguissa, ma non come ‘direttore d’orchestra’. Incombe l’incertezza di Spalletti sul rendimento di due leader quali sono potenzialmente Zielinski e Fabian, in cerca di posizioni consone in campo e compiti ancora inespressi del tecnico toscano: per loro “insufficienza, non grave”. L’attacco? Un rebus. Lozano o Politano, cioè la verve di dribblatore del messicano o la concretezza del rivale per un posto sulle fasce? Un fatto certo è che gli avversari di Lozano hanno imparato a neutralizzare le sue serpentine. Come per i ragazzi troppo esuberanti qualcuno dovrà insegnare a frenare le reazioni nervose di Osimhen, le sue intolleranze non pagano. Comunque pe lui sufficienza e un po’ di più.

Mertens dove sei? L’incidente subito sembra aver inciso negativamente sulle sue indubbie qualità: per ora il voto è ‘insufficiente’. Identica valutazione per il mitico Insigne. Soffre da morire la permanenza nel limbo di “resto o vado?” e da qualche tempo in qua è la brutta copia dello strepitoso uomo partita inseguito dai club più in della serie A. Dulcis, o piuttosto amarum in fundo, la ‘sentenza, forse prematura su Spalletti. Punto di partenza: lo sconcertante squilibrio tra un tempo degli azzurri da serie B e l’altro da un manuale del calcio.

È l’esito di severi rimbrotti del tecnico per 45 minuti di calcio svogliato o l’indisponente provocazione dei giocatori che nell’altra metà gara contestano l’allenatore mettendo in mostra il loro oggettivo valore svincolato dalla sua regia, da disposizioni, atteggiamenti, scelte della formazione iniziale e dei cambi non condivisi? Fossero queste le ragioni dell’anomalo rendimento del Napoli, potrebbe manifestarsi, di qui ad altre possibili battute d’arresto la nostalgia per le stagioni di Mazzarri, Benitez, Sarri, Gattuso (non certo di Ancelotti). Comunque, per adesso, a Spalletti tocca un ‘buono’, ma con non pochi meno, meno, meno…

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