Pioli al Napoli? È il dipendente che fa al caso di ADL?

Ragionando dal punto di vista sportivo e manageriale siamo sicuro che Stefano Pioli sia la scelta giusta per il Napoli di De Laurentiis?

Pioli, NapoliFoto Mosca Pioli
Articolo di Alessandro Pierno28/04/2024

Il nodo allenatore è l’argomento del momento a Napoli. Dopo la stagione attuale che si è rivelata un totale fallimento, la piazza azzurra è desiderosa di sapere quanto prima il nome del prossimo mister. Aurelio De Laurentiis sogna Antonio Conte ma, come vi abbiamo raccontato più volte, anche il profilo di Stefano Pioli è molto apprezzato nella dirigenza azzurra.

Sul tecnico rossonero, però, andrebbe fatta qualche riflessione, partendo dal lato sportivo fino ad arrivare all’aspetto manageriale, uscendo dagli schemi di squadra ragionando come azienda e non come club. Di conseguenza, poniamoci i seguenti quesiti: il Napoli perché dovrebbe prendere Pioli? E per quale motivo ADL dovrebbe strapparlo al Milan?

Pioli al Napoli? I pro e i contro della possibile operazione

Stefano Pioli piace e non poco ad Aurelio De Laurentiis, infatti, il padron partenopeo vede nel tecnico nativo a Parma la prima alternativa ad Antonio Conte. Quella dell’allenatore rossonero, però, non è stata sempre una carriera in discesa, tutt’altro. 3 esoneri consecutivi tra Lazio, Inter e Fiorentina prima di arrivare nella Milano rossonera dove ha vinto uno scudetto nella stagione 2021/22.

Pioli, però, ha più volte rappresentato un vero e proprio tabù da sfatare per il Napoli. Le sue squadre, hanno sempre messo i bastoni tra le ruote agli azzurri, complicando il loro percorso stagionale. Tra le “imprese” del tecnico di Parma contro i partenopei si ricordano la vittoria della Lazio che costò alla squadra di Benitez la Champions League nel 2015, la pesante sconfitta di Firenze per 3-0 che non permise al Napoli di vincere lo scudetto nel 2018, fino ad arrivare al 4-0 del Maradona contro il Milan e all’eliminazione ai quarti di finale della coppa dalle grandi orecchie dell’anno scorso.

Sconfitte che, per un certo senso, affascinano De Laurentiis e lo spingono a fare riflessioni su determinati allenatori (basti pensare a Sarri quando il suo Empoli vinse contro il Napoli nel 2015).

Il percorso al Milan

Dopo la deludente esperienza all’Inter conclusa con l’esonero a due giornate dal termine della stagione 2016/17 torna a Milano per allenare i cugini dei nerazzurra il 9 ottobre del 2019 prendendo il posto di Marco Giampaolo. Per Pioli il suo ritorno a San Siro non fu dei migliori, infatti, all’inizio i rossoneri non riuscirono a invertire il trend di risultati negativi e, tra i risultati peggiori della sua seconda esperienza milanese, si ricorda il 5-0 di Bergamo contro l’Atalanta di Gasperini.

Il percorso di Pioli al Milan iniziò a raddrizzarsi con il ritorno di Zlatan Ibrahimovic, prelevato dai L.A Galaxy nel gennaio del 2020. Con lo svedese i rossoneri iniziarono a portare a casa i primi risultati per poi iniziare un percorso che li avrebbe portati al tricolore nella stagione 2021/22.

È sbagliato dare tutti i meriti della rinascita del Milan a Ibra, e non si può non riconoscere la bravura di un allenatore che, in 5 anni, ha riportato questa squadra prima in Champions League, poi alla conquista dello scudetto, fino ad arrivare a giocarsi una semifinale di Champions League persa l’anno scorso nel derby contro l’Inter di Simone Inzaghi.

Dopo 5 stagioni, le strade tra Pioli e il Milan potrebbero separarsi, con il mister che ripartirebbe proprio da Napoli, nonostante un contratto con il club di Milano in scadenza nel 2025.

Quali sono stati gli elementi che hanno permesso a Pioli di fare bene al Milan?

In 5 anni di Milan Stefano Pioli è riuscito a raggiungere grandi traguardi, ma in questo percorso, ci sono stati anche grandi scivoloni. I 5 derby persi consecutivamente, ad esempio, sono una grande macchia sul curriculum dell’allenatore in questa sua esperienza milanese. Dobbiamo però dare a Cesare quel che è di Cesare, e riconoscere che dal suo arrivo a Milano Pioli è sempre riuscito a tenere il Milan ai vertici della classifica di Serie A.

Il tempo ha portato successi e soddisfazioni ma, per arrivare a tutto questo, Pioli ha avuto dalla sua una serie di fattori che lo hanno portato a tagliare grandi traguardi e, soprattutto, a rilanciare la sua carriera.

Fiducia

A Milano anche nei momenti più duri Pioli ha sempre potuto contare sulla totale fiducia da parte del club, il quale gli ha permesso di lavorare con serenità e di far prevalere i propri ideali tecnico-tattici.

Mercato di livello

Gli allenatori, come direbbe qualcuno, non sono altro che dei teorici, persone che propongono ai calciatori le loro idee di gioco ma sono i giocatori ad applicarle in campo. Da quando siede sulla panchina del Milan Pioli ha sempre potuto vantare giocatori di primo livello e, in ogni mercato, la dirigenza ha sempre fatto il possibile per mettere a disposizione del tecnico una squadra di qualità per competere per ogni obiettivo. In questi anni a Milano, l’allenatore ex Fiorentina ha allenato profili di spessore come: Theo Hernandez, Tomori, Kalulu, Donnarumma, Maignan, Kessie, Tonali, Bennacer, Leao, Ibra, Giroud, Pulisic ecc.

Insomma, ok avere idee rivoluzionare, ma senza giocatori di un certo calibro è difficile adottare determinate strategie e, di conseguenza, ottenere risultati. Su questo piano, Pioli non può sicuramente lamentare il materiale qualitativo avuto a disposizione in questi anni.

La convinzione di Pioli che quasi sempre lo ha tradito

Ogni allenatore ha le sue “fissazioni” se così le possiamo definire, e anche Pioli non è esente da ciò. Una delle convinzioni che in passato, e anche recentemente, non ha mai dato ragione al tecnico è la sua abbondanza nel fare turnover. Spesso, soprattutto prima di importanti big match, abbiamo visto il Milan cambiare anche 10/11esimi della propria formazione titolare. Ma, questa sua strategia, non sempre ha portato risultati, tutt’altro, spesso i rossoneri si sono ritrovati a buttare punti a causa dei troppi cambi di interpreti nell’11 titolare.

Ma perché De Laurentiis dovrebbe portare Pioli lontano dal Milan?

Ragioniamo da un punto di vista imprenditoriale, uscendo dai panni del calcio e anche del presidente: perché Aurelio De Laurentiis, capo di un azienda, dovrebbe assumere un dipendente di una sua competitor e permettere a quest’ultima di alleggerire le proprie casse?

Facciamo chiarezza. Stefano Pioli ha un contratto con il Milan fino al 2025, in caso di esonero e, in caso di mancata squadra disposta a prelevare l’allenatore, la società rossonera dovrà continuare a pagare lo stipendio al tecnico per un altro anno (5 milioni a stagione). Perché il Napoli dovrebbe alleggerire le spese di una competitor e fare questo regalo a un club con il quale si gioca diversi obiettivi in comune durante l’arco della stagione?

Il modo migliore per rispondere a questa domanda è riflettere sulla narrazione che in questo momento vede coinvolto Pioli e il suo futuro. Chi scrive è arrivato a dare una risposta al quesito posto poche righe fa: sarà il Milan a decidere le sorti del tecnico.

I rossoneri lasceranno andar via l’allenatore di Parma solo se saranno sicuri che l’anno prossimo quest’ultimo avrà una nuova panchina, altrimenti, visto l’importante ingaggio del loro mister, non è utopico pensare a un divorzio tra la squadra di Milano e Pioli alla fine della stagione 2024/25.

Di conseguenza Aurelio De Laurentiis, che vede il mister parmigiano come prima alternativa a Conte, farebbe bene a pensarci bene prima di affondare il colpo decisivo per la trattativa che potrebbe portare Pioli a Napoli.

Pioli è il dipendente adatto per il Napoli?

Rimanendo sempre sul tema dell’imprenditoria e management bisogna anche chiedersi se Pioli sia il dipendente giusto per un’azienda come la SSC Napoli.

Per capire questo bisogna analizzare gli obiettivi del club di Aurelio De Laurentiis e capire quanti e quali di questi traguardi, il tecnico rossonero riuscirebbe a raggiungere sulla panchina azzurra: piazzamento in Champions League, valorizzazione dei giovani, superare la fase a gironi delle coppe europee.

Piazzamento in Champions League

È il traguardo più importante per De Laurentiis, la partecipazione alla massima competizione europea e, con ogni probabilità, anche la più facile da raggiungere visto che dal prossimo anno ci saranno 5 italiane a giocare la Champions League (6 se una tra Atalanta e Roma vince l’Europa League).

Traguardo che, un allenatore come Pioli può ambire senza troppi problemi e basti pensare che da quando è al Milan i rossoneri giocano il torneo della coppa dalle grandi orecchie per 3 anni di fila e, nella prossima stagione, saranno 4 gli accessi dei rossoneri alla Champions.

Valorizzazione dei giovani

A Milano Pioli ha avuto a che fare con diversi giocatori giovani e di elevato talento: Rafael Leao, Sandro Tonali, Pierre Kalulu, Charles De Ketelaere e molti altri. Questi calciatori, però, non sono riusciti subito a entrare negli schemi del mister e hanno dovuto metterci almeno una stagione per entrare in sintonia con le tattiche dell’ex Fiorentina.

Leao, per esempio, ci ha messo 3 anni prima di diventare il giocatore che è adesso e, in questo lasso di tempo, è stato utilizzato in più reparti prima di essere collocato stabilmente come esterno sinistro, ruolo che più gli si addice per mostrare le proprie qualità.

De Ketelaere, invece, è dovuto partire in direzione Atalanta dopo aver fornito un solo assist e senza segnare nessun gol in 40 partite sotto la gestione Pioli nella passata stagione.

Il Napoli ha bisogno di valorizzare subito i propri gioielli, non può permettersi di bruciare un investimento (basti pensare a Lindstrom e a Raspadori) di conseguenza, non si può rischiare di avere un tecnico in panchina che non riesca a tirar fuori il meglio da determinati calciatori.

Superare la fase a gironi delle coppe europee

Anche questo è un traguardo al quale il presidente De Laurentiis è molto legato visto il premio in denaro che la Champions League/Europa League mettono in palio per passare i propri gironi. L’Europa non è mai stata la terra di conquista di Stefano Pioli. Quest’anno il Milan ha fatto il terzo posto nella massima competizione europea e, nel 2022, i rossoneri arrivarono all’ultimo posto del girone di Champions.

Nell’unico anno in cui il club di Milano ha superato i gruppi del torneo europeo è arrivato in semifinale, eliminando il Napoli ai quarti e uscendo al turno successivo contro l’Inter. In questa stagione, il Milan è uscito ai quarti di finale di Europa League contro la Roma di De Rossi. Insomma, anche questo obiettivo con Pioli alla guida dei partenopei non sarebbe scontato.

 

 

 

 

 

 

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