Jenei l’artigiano, quando il calcio era anche silenzio
Per la rubrica "Insolite coordinate - Il calcio raccontato da altre latitudini", Luigi Guelpa traccia un sensibile ricordo di Emerich Jenei, allenatore della Steaua Bucarest campione d'Europa, da poco scomparso
photo by wikipedia profileEmerich Jenei aveva lo sguardo quieto di chi ha imparato a non chiedere troppo alla vita, ma a riconoscerne i momenti di grazia quando passano, leggeri come un cross ben calibrato. Non era un condottiero da panchina infiammata né un profeta del pressing: somigliava piuttosto a un vecchio artigiano che conosce il mestiere e si fida ancora delle mani, del tempo, e di un certo silenzio che nel calcio moderno è diventato eresia.
Nel maggio dell’86, a Siviglia, la sua Steaua Bucarest non vinse soltanto una Coppa dei Campioni: mise in discussione un intero ordine calcistico. Davanti c’era il Barcellona, il club della Catalogna orgogliosa e cosmopolita, pieno di stelle e di sicurezze. Ma quella sera, in mezzo all’aria calda dell’Andalusia e alle luci che tremavano come negli stadi sudamericani, i rumeni giocarono come si gioca quando si ha fame e dignità, e si conosce il valore del sacrificio.
Il loro calcio era sobrio, geometrico, quasi monastico. Ogni passaggio sembrava portare con sé la memoria di un Paese che aveva imparato a nascondere la bellezza dietro la disciplina imposta, anche in malo modo, dalla dittatura di Ceausescu. E Jenei, con il suo passo lento e la giacca chiusa fino al collo, guidava tutto con una calma che faceva pensare più a un maestro di musica che a un allenatore di calcio.
Quella notte, Helmuth Duckadam parò quattro rigori consecutivi, e il mondo scoprì che anche a Bucarest si poteva sognare. Ma dietro ogni parata, ogni corsa, ogni gesto, c’era la mano invisibile di Jenei: un uomo che aveva capito che il calcio, come la vita, non si domina, si accompagna.
Buon viaggio, comandante Emerich. Ti immaginiamo ancora lì, a bordo campo, con quello sguardo mite che attende che il pallone, e forse anche il destino, trovino da soli la loro traiettoria perfetta.
