“Odissea di Cuoio” torna con lo scudetto di campagna dell’AEL

Nona tappa dell'Odissea di Cuoio. Falletta ci porta nella città della Tessaglia di Larissa e ci racconta l'incredibile storia dello scudetto di campagna.

OdisseaFoto di Sergio Garcia
Articolo di Giancarlo Libero Falletta08/02/2026

Per la 9ª tappa di “Odissea di cuoio” ci accoglie la Tessaglia e la città di Larissa, nome che deriva dalla parola “fortezza” – e dove probabilmente tra il 377 e il 375 a.C. morirono Ippocrate (proprio quello del giuramento) e il filosofo Gorgia da Lentini.

Questo luogo ha vissuto calcisticamente un momento probabilmente irripetibile. Una vittoria inattesa, imprevista. Una “corrida memorable” di maradoniana memoria quella dell’AEL Larissa che nel 1988 vinse il campionato greco contro tutto e tutti, scrivendo quella che ad oggi è probabilmente la pagina di calcio greco più sorprendente.

Un campionato epico con protagonisti calciatori di valore ma che erano rimasti lì, fermi nella provincia del calcio ellenico, così come l’AEL – Athlītikī Enōsī Larisas 1964 – e tanti altri club greci che mai hanno avuto l’opportunità di mettersi sullo stesso piano di Olympiacos, Panathinaikos e AEK Atene.

Una vittoria che venne mal digerita dall’élite del calcio ellenico e che smosse orgogliosamente la cittadinanza a difesa di quello “scudetto di campagna” – così come venne definito allora – che valeva più di una semplice vittoria.

Era la rivincita dei perennemente sconfitti, di quelli a cui era a malapena concesso di sognare. Era una rivoluzione epocale che probabilmente scombinava i piani anche della Federazione.

La Vittoria del Popolo

Quando la notizia fu resa ufficiale, non pianse solo il mondo “cremisi”, ma pianse l’intera Larissa e tutto il calcio greco. Giorgios Mitsibonas era morto in un incidente stradale sbandando ad un curva che già in altre occasioni aveva spezzato vite (compresa quella di un suo ex compagno l’anno prima). Con lui – in quel dannato giorno del 1997 – non se ne andava solo un uomo e un calciatore, ma andava via molto di più. Veniva a mancare il simbolo dell’AEL Larissa Campione di Grecia 1988, difensore di professione, e in quelle settimane goleador per volere quasi divino. Durante il campionato vincente infatti, Mitsibonas segnò 8 reti, di cui una decisiva per il trionfo finale con una splendida semi rovesciata volante contro l’Iraklis Salonicco.

Sia chiaro, quel gruppo allenato dal polacco Jacek Gmoch non era nuovo a certe imprese e  aveva già dimostrato il suo valore. Aveva vinto la Coppa di Grecia nel 1985 e si era dimostrata squadra vera e difficile da battere in più di un’occasione, ottenendo anche un 2º posto nella stagione 1982/1983.

Questo perché oltre a “Mitsi”, in campo c’erano quelli che oggi verrebbero definiti “senatori” come i compagni di reparto Giannis Galitsios e Giorgios Agorogiannis. Il primo ha vissuto in maglia cremisi 14 stagioni, mentre il secondo 8. In più un altro idolo locale fu Michalis Ziogas, attaccante di buone qualità nato proprio in città e che ancora oggi è il miglior marcatore del club con 55 gol.

A questo, aggiungete anche che lo Stadio “Alkazar” era una vera fortezza e ad ogni gara dei Vyssini – o puledri – gli spalti erano gremiti per spingere il Larissa verso traguardi sconosciuti. Nel 1988 il campionato iniziò bene e la fiducia crebbe partita dopo partita, vittoria dopo vittoria. Al contempo però, cresceva tra i tifosi il timore che i padroni del calcio greco potessero trovare escamotage per favorire una delle grandi storiche. L’occasione per scatenare l’ira dei tifosi “larisiani” arrivò puntuale quando venne trovata una sostanza proibita nel sangue del calciatore Georgi Tsingov a seguito di un controllo antidoping. La conseguente penalizzazione di 4 punti inflitta al Larissa tolse alla squadra il primo posto e provocò preoccupazione e sgomento tra i tifosi. A quel punto fu l’intera città a scendere in piazza e ci furono manifestazioni di protesta lungo le vie di Larissa, oltre ad altre nate con l’obiettivo di bloccare le arterie principali del paese.

Il club riuscì dopo pochi giorni a dimostrare che il farmaco era stato assunto per curare un’influenza e non aveva prodotto vantaggi al suo tesserato. A questo punto la Federazione Ellenica non poté che accogliere il ricorso e restituire i punti, placando le proteste popolari e riportando l’AEL Larissa in testa al campionato. Da quel momento nulla poté più fermare il destino e quanto gli dei del calcio avevano ormai scelto si compì.

L’AEL Larissa vinse il campionato ‘87/88 chiudendo a 43 punti in 30 partite, davanti all’AEK Atene e al PAOK Salonicco. Il “figlio di Larissa” Michalis Ziogas chiuse il campionato con 16 reti e al secondo posto della classifica marcatori. Una squadra di provincia era riuscita a fare quello che nessuno nel calcio di allora era mai riuscito fare e vedendo l’andazzo moderno, sembra davvero difficile anche solo immaginare un’impresa sportiva simile in Grecia.

L’AEL non si è più avvicinato ad un traguardo simile, ma ha saputo vincere un’altra coppa nazionale nel 2007, prima di tornare in un profondo anonimato. Oggi il club è “un pesce piccolo”, tornato da pochi mesi in Super League e in piena lotta per non retrocedere e dover ricominciare tutto da zero.

La storia però non si può cancellare e se voi curiosi e appassionati di calcio internazionale avete notato qualcosa di strano nell’Albo d’Oro del campionato ellenico, adesso saprete spiegarvi perché leggendo i nomi di club conosciuti come Olympiacos, Panathinaikos, AEK Atene e PAOK Salonicco, c’è una squadra semi sconosciuta che ha però inciso il proprio nome nell’epica del calcio.

Perché quando si parla di “Davide che batte Golia”, la storia dell’AEL Larissa versione 1987/1988 è tra le più significative di sempre.

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