Dieguito caro, voglio raccontarti la storia di Leônidas il re della rovesciata
In questa Maradoneide, Darwin Pastorin affida a Dieguito la memoria di Leônidas da Silva, il primo re della rovesciata, genio abbagliante e dimenticato. Tra riscatto, dolore e libertà, riaffiora la storia di un pioniere che trasformò un gesto acrobatico in poesia e ribellione, restituendo al calcio la sua scintilla originaria

Dieguito caro, in questi giorni di brutto calcio e di personaggi negativi, di sceneggiate e di una poesia romantica che, ormai, è scomparsa di fronte al ciarpame reietto di una prosa imbarazzante, mi sono tornate in mente, per consolarmi, le tue prodezze, il tuo giocare con istinto e passione e ribellione. E anche a quelle, epiche e persino struggenti, dei tuoi archetipi. Così ho deciso di raccontarti la storia del brasiliano Leônidas da Silva, che fu il padre della rovesciata. Come Emilio Salgari fu il Padre degli Eroi.
Leônidas venne al mondo il 6 settembre 1913 in Avenida Francisco Bicalho 38, Zona Norte, Rio de Janeiro. Fu uno dei più straordinari attaccanti di tutti i tempi, forse il più abbagliante e il più dimenticato. Ai tempi della sua gloria, era chiamato “Diamante Nero”, inventò la rovesciata, quel colpo magistrale, spalle alla porta, il pallone colpito lassù in alto. prodezza da incorniciare, magia da mandare in delirio. Pelé, Gigi Riva, tu Diego e Cristiano Ronaldo siete arrivati dopo, raccogliendo la sua eredità per miracolo mostrare. Lui, Leônidas da Silva, rappresentò, l’epifania, il bagliore, il mito. Delle sue imprese, purtroppo, esistono soltanto rari filmati. E qualche fotografia. Come quella che lo “ferma” dopo una prodezza contro il Palmeiras, il mio Palmeiras, quando giocava nel San Paolo. Recuperatela e osservate l’eleganza, la leggerezza, l’istinto. Ammiratela bene, quella istantanea: perché è il colpo di un genio, di un autentico artista. Giù il cappello, e basta. La sua rovesciata era una salvezza, il nero che si toglieva le catene, che urlava la sua libertà.
Non fu facile la sua vita. Figlio di Manoel, marinaio portoghese, e di Maria, cuoca brasiliana. Il papà che muore quando lui ha soltanto nove anni, studi pochi, lavoro tanto, fin da ragazzino: aiuto meccanico. Ma la sua passione è il futebol, e quanto è bravo! Nessuno riesce a stargli dietro. Diciannovenne, viene ingaggiato dal Bonsucesso. A Santos, una notte, viene accusato da una donna ricca di averle rubato una collana. Leônidas si dichiara, con tutte le sue forze, innocente, ma sono in pochi a credergli e i tifosi avversari lo prendono in giro: “Restituisci la collana, dai Leo restituisci la collana!”.
La sua carriera, comunque, va avanti a gonfie vele. Vasco da Gama, Botafogo, Flamengo: gol da copertina e spettacolo puro. È lui l’idolo indiscusso della torcida carioca. È lui, per tutti, il Diamante Nero. Sposa Lourdes, la figlia di un giudice. E nel 1938, ai Mondiali di Francia, vinti dall’Italia, il Brasile arriva terzo grazie, soprattutto, alle imprese del centravanti-meraviglia. Con otto reti, è il capocannoniere della manifestazione transalpina, ben quattro messe a segno in un epico 6-5 contro la Polonia. Oggi tutti parlano e straparlano di merchandising: lui, Leo, è stato il primo calciatore-pubblicità: sigarette, orologi, e ancora oggi una marca di cioccolato si chiama Diamante Nero, in suo onore.
Nel 1941, viene arrestato, otto mesi di carcere, per aver falsificato un certificato militare: ma quando esce di prigione la sua popolarità ritorna alle stelle. Viene ingaggiato dal San Paolo, e alla stazione Brás della metropoli paulistana ci sono ventimila tifosi ad attenderlo. E per il debutto contro il Corinthians, il 24 aprile 1942, gli spettatori paganti saranno 74.078, un record!
Nel ’50 la sua ultima stagione. Si prova, così, come allenatore nel San Paolo, ma senza fortuna. Decide di fare l’opinionista per la radio Jovem Pan. Nel 1974, inviato ai mondiali in Germania, perde la memoria: balbetta, la voce si smarrisce in frastagliate lontananze. Il morbo di Alzheimer. La fine di tutto. Il buio. Ma per L’Enciclopedia Britannica è lui il “Primo eroe del calcio brasiliano”. Muore il 24 gennaio 2004, alle tre del pomeriggio, in una clinica di San Paolo. Senza ricordare, senza parole. Ma fu il primo Re della rovesciata. Un campione che restituiamo alla meritata fama.
