Un invito per mister Conte (e per i giornalisti)

Per la rubrica "Frattaglie - Il pallone visto dal lato storto" Vincenzo Imperatore fa un invito assai speciale a Mister Antonio Conte.

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Articolo di Vincenzo Imperatore23/09/2025

Nel Metodo Conte, così come lo racconta Alessandro Alciato nell’omonimo libro, c’è stato anche un tempo per le lezioni ai giornalisti. Sì, proprio così: appena arrivato in Nazionale, Conte convocò la stampa a Coverciano, prese pennarello e lavagna e trasformò l’aula magna in una vera e propria classe.
Spiegazioni tattiche, schemi, concetti chiari e persino interrogazioni: chi non capiva, non poteva più nascondersi dietro al solito luogo comune. Chi non aveva capito, non poteva più lamentarsi: “colpa vostra, non avete studiato”. Un piccolo capolavoro di pedagogia calcistica.

Un’iniziativa geniale, perché per una volta i giornalisti non potevano cavarsela con il solito “gioca col 3-5-2 difensivo” detto a casaccio: dovevano ascoltare, imparare e magari anche capire la differenza tra un centrocampo a tre e un centrocampo a cinque (che non è proprio la stessa cosa, anche se a volte nelle pagelle sembra).

E allora, caro mister Conte, perché non ripetere quell’esperienza anche oggi, qui a Napoli? Non per i tifosi – che il calcio lo vivono più con la pancia che con la lavagna – ma proprio per gli addetti ai lavori che ogni settimana devono distribuire voti e giudizi. Perché leggere “prestazione anonima” accanto al nome di uno che ha corso quindici chilometri o “fuori posizione” riferito a chi ha eseguito fedelmente i suoi compiti, fa sorridere (amaro).

Un ripasso collettivo non farebbe male: se vale per gli studenti e per i calciatori, può valere anche per chi scrive.
E magari, alla fine, ne guadagnerebbero pure quelle famigerate pagelle, ormai diventate un rito svuotato di senso. Una volta erano attese, discusse, contestate. Oggi invece sembrano diventate un esercizio meccanico, un copia-incolla senza un pensiero critico alternativo. Tutti dicono le stesse cose, tutti danno gli stessi voti. L’impressione è che non si scrivano più giudizi, ma si compili una griglia già pronta, da riempire senza fatica.

Ecco perché leggo solo quelle di alcuni (non mi chiedete i nomi) giornalisti (anche se antipatici) o di blogger coraggiosi (e simpatici).

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