Maradoneide

Napoli-Inter è anche una sfida tra poeti: Maradona di Montieri e Suárez di Bertoni

In questa Maradoneide, Darwin Pastorin racconta Napoli-Inter come una sfida che va oltre il campo e diventa poesia. Maradona e Suárez rivivono nei versi di Gianni Montieri e Alberto Bertoni, dimostrando che il pallone, quando incontra i poeti, torna a essere lingua dell’anima e memoria condivisa.

Nostalgia di Tuttosport e dei battibecchi tra Camin e Dieguito

In questa Maradoneide, Darwin Pastorin torna alla sua Itaca giornalistica: Tuttosport. Tra maestri indimenticabili, notti di tipografia e battibecchi leggendari tra Caminiti e Maradona, riaffiora un’idea di giornalismo fatta di poesia, bottega e umanità. Un atto d’amore per una scuola che ha insegnato a raccontare il calcio partendo dal cielo e dal prato.

Il derby Juve-Toro è la mia partita Maradoniana: ricordi, beffe e poetica

Per Darwin Pastorin il derby di Torino è ancora ciò che Giovanni Arpino aveva capito prima di tutti: non una partita normale, ma un conflitto di linguaggi, identità e memorie. Juve come stile, Toro come dialetto, in una sfida maradoniana che resiste al business e restituisce al calcio il suo battito umano.

Riflessioni intorno al calcio e narrazioni da un inguaribile romantico

In questa Maradoneide, Darwin Pastorin difende il calcio come racconto prima che come prodotto, come letteratura prima che come spettacolo seriale. Dalla radio che accendeva l’immaginazione al pallone vissuto da vicino, tra uomini veri e storie minime, emerge una nostalgia attiva e mai retorica: la richiesta di tornare a narrare, a indagare, a restituire al football la sua epifania poetica. Perché senza memoria, senza parole e senza sguardo umano, il calcio resta solo immagine che passa e non lascia traccia.

Edmondo Berselli, Mariolino Corso e quel mancino Maradoniano

In questa Maradoneide, Darwin Pastorin intreccia la memoria di Edmondo Berselli e l’arte ribelle di Mariolino Corso, il numero 11 che sfidava le regole con la grazia di un poeta. Tra parole che sanno di letteratura e punizioni che cadevano come “foglie morte”, riaffiora un calcio anarchico e romantico, fatto di maestri leggeri e profeti fuori dagli schemi, dove il sinistro diventa scrittura e il gioco una poesia destinata a non svanire.

Sepúlveda e quel mio cellulare ora in una teca

Nella "Maradoneide" di Pastorin, il ricordo di Sepúlveda e Diego si riaccende a partire da un semplice telefonino passato di mano ad Asti: lì, tra letteratura e fútbol, si intrecciano voci, battaglie e verità che non smettono di bruciare.

Vi racconto il mio caro, infinito ed ironico Altafini

Nella memoria affettuosa delle "Maradoneidi" di Darwin Pastorin, José Altafini smette di essere “core ’ngrato” e torna ciò che è sempre stato: un fuoriclasse totale, un amico raro, un uomo senza arroganza e senza età.

Copertina del libro Bambino a Roma

Quel pallone che vola da Roma a São Paulo e Villa Fiorito

Darwin Pastorin, nelle sue Maradoneide, racconta il libro di Chico Buarque "Bambino a Roma". Il Brasile, l'Italia e D10S uniti da un pallone.

Quando il mio Maradona si chiamava Pietro Anastasi

Nella memoria di Darwin Pastorin, il sessantotto e un’Italia inquieta si intrecciano al lampo di un idolo inatteso: Pietro Anastasi, il centravanti capace di trasformare un ragazzino tra i banchi in un tifoso per sempre. Un viaggio tra rivoluzioni, miti perduti e un amore calcistico che ha il sapore di un destino, fino a scoprire che il suo “Maradona” non portava il dieci, ma il nove bianconero

Altafini

La mia saudade italo-brasiliana tra Altafini e Anzolin

Darwin Pastorin ci porta a spasso tra l'Italia e il Brasile, tra la nostalgia e la saudade. Ci accompagna per mano nel ricordo di Altafini e Anzolin.