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Ma allora Jeff, te vuò accattà ‘o Napule?

Ma allora Jeff, te vuò accattà ‘o Napule?

Potrebbe essere solo “una lusinga” ma vogliamo sognare: e se davvero Jeff Bezos, patron del colosso Amazon, fosse interessato ad acquistare il Napoli? 

Da tifoso giuro solennemente che se il plurimiliardario davvero rilevasse il Napoli, acquisterei su Amazon anche il bidet. 

Tutti sanno che sono da sempre un “papponista”, epiteto con cui una corrente di pensiero interclassista accusa il presidente (e chi lo sostiene) della sua presunta scarsa propensione ad investire per far “vincere” il Napoli (“Pappo’ cacce ‘e sord”) e soprattutto la più eterea (e forse storico-antropologica) incriminazione per aver sfruttato Napoli per il lurido fine del profitto (“Pappo’ si venuto a fa ‘e sord ‘ncuoll a nuje”). 

Ma di fronte al plurimiliardario americano, caro presidente Aurelio De Laurentiis, sono certo che capiresti il mio “tradimento”. 

Secondo la rivista Forbes, Bezos risulta il secondo uomo più ricco al mondo, dopo Elon Musk, con un patrimonio stimato di 188 miliardi di dollari(!!!), pari a circa 165 miliardi di euro. 

Molti, soprattutto tra gli anti-papponisti, in queste ultime ore, mi stanno chiedendo, oniricamente: “e se il presidente fa scocciare Jeff (ormai ci diamo del tu) perché chiede troppo?”.

Sempre sorridendo, ma con una recondita speranza, ho risposto che non è un problema di soldi perché Jeff (l’amico mio), se comprasse non solo il Napoli ma anche il debito della città di Napoli (5 miliardi di euro), intaccherebbe il suo patrimonio solo del 3% (!!!). 

Praticamente quanto fa riflettere ciascuno di noi l’investimento in un paio di scarpe nuove!

“Ma poi perché aspettare il 2026?”, l’altra ricorrente domanda delle ultime ore basata sulla notizia data da Luca Cerchione.

Ed allora, per gioco (non arricciassero il naso i professori di economia e finanza), abbiamo pensato che per il tifoso, presidente per un giorno, dobbiamo dire qualcosa, molto semplicisticamente, in merito al processo di valutazione di una azienda, quella procedura molto complessa che si pone come finalità la stima del valore di un’azienda o di un ramo ad essa relativo, mediante metodologie specifiche.

La valutazione di azienda può avere vari fini (acquisto e vendita di un’impresa, sostituzione di un socio, calcolo della porzione legittima in caso di divisione ereditaria, ecc) e, ecco il primo importante elemento da non sottovalutare, determina con approssimazione accettabile il valore intrinseco dell’impresa in normali condizioni di funzionamento che non traspare dal bilancio e dall’informativa ordinaria.  

Perché, se così fosse, cioè ci limitassimo a vedere i dati di bilancio, basterebbe guardare il patrimonio netto della società (attivo – passivo) ed il gioco sarebbe fatto.

Il patrimonio netto del Napoli al 30 giugno 2021 è di 140,2 milioni di euro, in crescita rispetto ai 126,5 milioni del 30 giugno 2020, grazie anche alla rivalutazione del marchio per 75 milioni di euro.

Chi acquista, però, potrebbe essere scettico, tralaltro influenzato da pregiudizi nei confronti dell’imprenditoria del paese, sui criteri contabili utilizzati per la costruzione del bilancio che, talvolta, non per il Napoli ma nelle società di calcio non infrequentemente, “ingentiliscono” le poste.

Magari l’acquirente vorrebbe valutare l’attivo e il passivo dello stato patrimoniale secondo un metodo patrimoniale che tenga conto, però, di un’ottica liquidatoria, quella prospettiva che risponde alla domandase domani mattina decidiamo di chiudere l’attività, riusciamo a pagare tutti i nostri debiti vendendo l’attivo (immobili, marchio,strutture, calciatori, ecc) ?

Ricordiamo che in finanza esiste una regola che ti insegnano sin dai primi giorni di Università: il passivo (debiti) è sempre certo mentre l’attivo (gli assets o beni dell’azienda), al netto delle pratiche di “edulcorazione”, sono incerti a causa della volatilità delle condizioni di mercato.

Inoltre il metodo patrimoniale si applica quando i beni che compongono il patrimonio aziendale sono caratterizzati da un proprio valore, rilevante ed autonomocome in caso di aziende prive di attività produttiva in cui prevale l’elemento patrimoniale. 

E non è il caso di una azienda-calcio che basa, invece, il suo valore sulla “produzione dello spettacolo” e sul reddito (profitti o perdite) che quella materia prima realizza.

In sintesi, in alternativa al metodo patrimoniale, l’acquirente, non il nostro amico Jeff, potrebbe utilizzare un metodo “reddituale”

Sono vari i criteri “ reddituali” di valutazione da poter utilizzare per ottenere il valore d’azienda. Tra quelli più utilizzati e che abbiamo preso in considerazione per questo gioco c’è il “metodo del valore di rendimento”.

Questo metodo calcola il valore di un’impresa attraverso la media degli utili degli ultimi quattro anni e li rapporta ad un tasso di capitalizzazione che varia in funzione delle dimensioni, del settore e delle circostanze individuali dell’impresa.

Per utilizzare valori di sintesi, tale tasso viene calcolato prendendo in considerazione la sommatoria tra il rendimento dei btp a 10 anni attualmente pari mediamente a 1,4% ed il risk premium (rischio di mercato) che per l’Italia è pari a 2,18% (totale 3,58%).

Ma se prendessimo in considerazione il risultato netto dell’azienda Napoli degli ultimi quattro anni (cosi’ come si evince dalla tabella) avremmo una media negativa. 

Ancor peggio se l’attenzione fosse concentrata da parte dell’acquirente solo sull’ultimo esercizio (perdita per 58,9 milioni di euro).

Ed allora in questo caso non converrebbe al venditore, il presidente De Laurentiis, far riferimento a procedure di valutazione reddituali. Magari sarebbe vantaggioso aspettare qualche anno per far ritornare la gestione in area di utile e lucrare per l’effetto moltiplicatore del tasso di capitalizzazione.

Ecco perché una valutazione di azienda richiede tempo: la forza negoziale dei contraenti può aumentare o diminuire in pochi mesi.

Ma se uno dei due contraenti è tra gli uomini più ricchi al mondo mi verrebbe da dirgli: Jeff, ma che te ne frega di qualche milioncino di differenza! Te vuò accattà ‘o Napule? E facimm’ ampressa!

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