Una azienda calcio non vende spettacolo

De Laurentiis

© “DE LAURENTIIS” – FOTO MOSCA

Se fossi il presidente di una squadra di calcio per un giorno, quello che tentiamo di fare settimanalmente con questa rubrica, e chiedessi ai miei collaboratori: “cosa vende una azienda-calcio?”, non vorrei sentirmi rispondere: “uno spettacolo”.

Una azienda-calcio non vende spettacolo.

Una azienda-calcio vende diritti televisivi, abbonamenti e biglietti per assistere allo spettacolo, il suo brand per sponsorizzazioni e merchandising (magliette e gadgets).

Questi elementi determinano il fatturato, i ricavi di una società calcistica.

Lo spettacolo è solo la materia prima che viene lavorata, “trasformata” dagli operai-calciatori (chiedo scusa a tutti i salariati per la forzatura) e dai manager e specialist della direzione sportiva (direttore sportivo, allenatore e staff, team manager e coordinamento medico-sportivo).

Come si valuta quella “materia prima”? Se produco e vendo pasta devo saper scegliere il grano in base a determinate caratteristiche.

Ma come faccio a capire che la materia prima per produrre fatturato, cioè lo spettacolo-calcio, è buona?

C’è un unico metro di valutazione (se ne sono accorti anche i sarristi, oltre che Sarri): i risultati!

Certo la qualità degli operai e dei manager influenza tantissimo la qualità dello spettacolo, di qualsiasi spettacolo.

Provate ad immaginare un “Natale in casa Cupiello” interpretata da Toni Servillo e diretta da Mario Martone: per il produttore (colui che investe i propri soldini) le probabilità che quello spettacolo raggiunga il “risultato” sperato sono elevatissime. Anche se l’equazione “migliori attori=miglior spettacolo” non sempre è perfetta, è indubbio che la possibilità che si realizzi l’obiettivo è maggiore.

Ma il produttore-presidente ha come scopo l’efficienza aziendale: realizzare il massimo risultato con il budget a disposizione.

Perché se sbaglia un paio di spettacoli e non vende i suoi prodotti (diritti tv, biglietti, sponsorizzazioni e merchandising), si può ritrovare a portare i libri in tribunale per il default.

Basta citare il caso Chievo e non pensare a ciò che capita in casa Juventus o comunque in tutte quelle realtà che hanno alle spalle famiglie-cassaforti.

È proprio di questi giorni la notizia che il cda della Juventus ha approvato le condizioni definitive dell’aumento di capitale necessario per coprire le perdite derivanti da un triennio di “spettacoli” prodotti in maniera non efficiente: 400 milioni coperti da Exor (famiglia Agnelli) per 255 milioni ed il resto, a partire dal 29 novembre, da trovare sul mercato con la garanzia di Goldman Sachs, J.P. Morgan, Mediobanca e UniCredit fino ai 400 milioni.

Ma questi casi rappresentano solo il 10% delle aziende-calcio.

Le altre, il restante 90%, tra cui il nostro amato Napoli, per essere efficienti devono basarsi su una profittevole e capace area produzione formata dagli operai-calciatori e dalla direzione sportiva.

Ecco il punto!

La capacità di Aurelio De Laurentiis non sta solo nell’utilizzo della calcolatrice ma anche e soprattutto nella attitudine a saper scegliere, anche per la direzione sportiva, i giusti collaboratori.

Che non sono sempre quelli che costano di più!

Una risposta la troviamo nella interpretazione del bilancio del Napoli che è un riferimento di efficienza in tutta Europa non per le plusvalenze realizzate. Perché se escludiamo Higuain (venduto a 95 milioni), Cavani (65 mln), Jorginho (57 mln), Lavezzi (30 mln) e Diawara (21 mln), tutte le altre (centinaia) cessioni degli ultimi 16 anni hanno prodotto poco o addirittura minusvalenze (Mannini, Datolo, Cigarini, Sosa, Vargas).

L’efficienza del bilancio del Napoli sta nella capacità di produrre fatturato, di tenere i costi sotto controllo e di saper scegliere/gestire bene la materia prima “spettacolo=risultato”.

Negli ultimi dieci anni il Napoli è la squadra che, in serie A, dopo la Juventus (i cui investimenti hanno però prodotto le perdite summenzionate), ha fatto più punti.

E se hai fatto più punti, hai fatto più spettacolo, hai fatto divertire il tuo pubblico che ha poi comprato biglietti, abbonamenti a pay tv e magliette, così come sicuramente sei stato attrattivo con aziende-sponsor di livello mondiale che difficilmente si sarebbero avvicinate se non avessi prodotto un ragguardevole spettacolo=risultato.

Amen

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