Tra battute e striscioni: quando anche Ferlaino giocava «a guardie e ladri»
«Mi hanno messo le mani in tasca e mi hanno rubato il portafogli», parole e musica di Corrado Ferlaino. La frase dell’ex presidente risale ad un Inter-Napoli del 21 marzo 1971.

Ma sì, ridiamoci su. L’eterna parabola delle guardie che braccano i ladri, rilanciata da Massimiliano Allegri, ha allagato di orgasmi i postriboli del Web, al grido di «Come si permette, proprio lui, l’allenatore della Juventus»? Dacché Italia é Italia, «ladra» è la Signora. Lo aveva già ribadito Osvaldo Bagnoli, il 6 novembre 1985, in occasione di Juventus-Verona a porte chiuse, «ritorno» degli ottavi di Coppa dei Campioni. Finì 2-0, rigore di Michel Platini e capocciata di Aldo Serena. Terminò, soprattutto, con un penalty che il francese Robert Wurtz aveva negato all’Hellas per mani-comio di Serena (che, però, giura ancora oggi su una spinta di Silvano Fontolan). E con l’invettiva dell’Osvaldo ai carabinieri allarmati dal fracasso dello spogliatoio scaligero: «Se cercate i ladri, sono di là». Prosit.
Non che Sean Sogliano, direttore sportivo del Verona (e dai!), abbia usato un lessico montessoriano, nel ventre del burrascoso 2-1 interista del 6 gennaio, ma «ladri» non l’ha mai pronunciato. Peppino Prisco è passato alla storia per un sacco di cose e una vagonata di battute. Compresa questa: «Se stringo la mano a un milanista, me la lavo; se la stringo a uno juventino, conto le dita». La classe non è acqua, neppure quando trasuda di tifo. Ne sorrisero persino i gobbi. Ok per i «ladri». Nessun dubbio sull’indirizzo. Alle «guardie» preferisco le «suorine sempre in chiesa ma spesso incinte». Rendono meglio l’idea. «Mi hanno messo le mani in tasca e mi hanno rubato il portafogli», parole e musica di Corrado Ferlaino. La frase dell’ex presidente risale al 21 marzo 1971, a un’edizione di Inter-Napoli che gli ospiti stavano domando con un gol di José Altafini. Per la cronaca (e non solo), durante l’inter-vallo Sandro Mazzola entrò di brutto nello stanzino dell’arbitro, Sergio Gonella, e gli intimò: «Non così». E «non così» fu. Con l’Inter in dieci già dal 44’ per il rosso a Tarcisio Burgnich, decise una doppietta di Roberto Boninsegna, battezzata da un rigore per un’ostruzioncina-ina-ina di Dino Panzanato sul Baffo (2-1).
Dalla polvere degli archivi sbucano i centimetri che divisero Giampiero Boniperti e Dino Viola, quando Juventus-Roma era l’ombelico del campionato. Anni Ottanta, Michel Platini «versus» Paulo Roberto Falcao. Con «er gol de Turone» del 10 maggio 1981 a inaugurare la saga e «er gol de Rabiot» del 30 dicembre 2023 a fissare i confini di una rivalità che i social hanno trasformato nel Grand Guignol dello sbracamento. Introdotto dalla morte tragica e improvvisa di Renato Dall’Ara, presidente dei rossoblù, quasi in braccio ad Angelo Moratti, padre-padrone dei nerazzurri, lo spareggio scudetto del 7 giugno 1964 era stato acceso dalle feroci polemiche che il caso doping del Bologna aveva scatenato da piazza Maggiore a piazza Duomo. «Gazzetta» e «Stadio» ne diventarono i manifesti e i megafoni. Il «dramma» è che molti hanno preso sul serio la facezia di Allegri. Sia allo Stadium, dove la metafora ha scacciato i fantasmi e i berci del corto muso; sia ad Appiano, dove il rosario del celodurismo convive da lustri con il saio del celopurismo.
Insomma: «botti» da orbi. Con titoli e approfondimenti non meno plateali dello spazio riservato ai buuu razzisti di Udine e allo sdegno di Mike Maignan. E allora, nei secoli dei secoli, evviva Cristiano Militello e i suoi striscioni. Il più grande rimane il lenzuolo che i tifosi della Fiorentina esposero a Como: «Voi comaschi, noi con le femmine». A debita distanza, il drappo partenopeo dedicato alla castità della veronese più illustre: «Giulietta è ‘na zoccola». Medaglia di bronzo, la risposta al servizio: «Napoletani figli di Giulietta». Altro che ladropoli o guardiopoli.
