Le 4 giornate di Napoli: tra poco sarà tutto finito

Il punto del Direttore di Sport del Sud Carlo Iacono, soffermatosi sul 2-2 maturato dal Napoli in occasione del Derby del Sole contro la Roma.

NapoliFoto Mosca
Articolo di carloiacono29/04/2024

Era il 1943, precisamente tra il 27 e il 30 settembre, piena Seconda Guerra Mondiale: un’insurrezione delle masse popolari liberò “Partenope” dall’occupazione delle forze armate tedesche. Quell’evento, tutt’oggi, è ricordato come le 4 giornate di Napoli. 

Oggi, addì 29 aprile 2024, di giornate ne mancano proprio 4 per liberare Napoli e il Napoli da questa stagione opprimente tanto quanto un’invasore. 

4 giornate e a Napoli sarà tutto finito. Il campionato 2023-2024 andrà agli archivi, lo farà come uno delle peggiori stagioni nella storia azzurra: quella del tonfo mortale, dopo il grande salto che ha permesso alla città di toccare lo scudetto. Sembra il destino di Icaro quello dei partenopei, puniti dopo essersi avvicinati troppo al sole, gli si sono bruciate le ali che gli permisero di volare. 

Sembravano “sbattersi” quelle ali in campo contro la Roma. Gli azzurri come le masse popolari erano mossi da un moto d’orgoglio. Ma ancora una volta gli errori atavici (sotto porta e difensivi) hanno servito il conto e permesso alla Roma “ingiustamente” di pareggiare all’89esimo. Così come il gol che tardava tre anni di Cerri in quel di Empoli, è arrivata la rete di Abraham a secco da un anno. 

Un 2 a 2 che rappresenta l’ennesima chance sprecata dal Napoli, l’ennesima vittoria stropicciata e buttata via, l’ennesima conferma che oramai è tutto finito ed irrecuperabile. Ciò che rotto può essere aggiustato, non ciò che è distrutto, come la stagione partenopea. Resta in corsa Champions, invece, la Roma di De Rossi (quinta). 

C’è stato impegno da parte degli azzurri. Hanno giocato una partita intensa, gagliarda, frizzante. In Toscana gli Ultras avevano chiesto di tirare fuori gli attributi. Li abbiamo visti, ma non è bastato. Quando non c’è verso, non c’è. Il Napoli ha tirato in porta 27 volte. “Ho detto tutto” diceva Peppino, che alla fine non diceva mai niente. 

Abbiamo visto la cosiddetta “reazione” sollecitata da Calzona. Una Roma abbastanza piccola, stanca fisicamente, mentalmente proiettata al Leverkusen, forse anche un po’ paga di un risultato che anche se non fosse stato vittoria non avrebbe complicato il percorso più di tanto. Negli ultimi dieci minuti del primo tempo il Napoli ha costretto i giallorossi alla trincea: ma le bombe che lanciava finivano per classificarsi “inesplose”. I partenopei hanno sprecato l’impossibile. 

Anguissa ha aperto la fiera degli orrori/errori. Difesa giallorossa altissima, tocco di Osimhen che apre il campo. Il camerunese ha una prateria da prendere, lo fa, si allarga per calciare meglio e mettere fuori dai giochi Svilar. Spara la palla sulla luna, lontanissima dalla porta, vicinissima ai satelliti americani. 

Ancora lui, poco dopo, si intromette tra Osimhen e la coordinazione di quest’ultimo, che non riesce ad indirizzare bene di testa in area di rigore. 

Arriva poi il tiro di Kvara deviato da Ndicka, sfera vicina al palo. Ci prova ancora il georgiano, nulla da fare. Occasione per Juan Jesus che si divora una rete più facile a fare: ad un passo dalla porta sguarnita, di sinistro la mette fuori.

Non contento della sfiga dei suoi, li affossa. In area si fa anticipare goffamente da Azmoun e commette un disastro: lo colpisce sotto la suola e causa un rigore che nemmeno all’oratorio. Dybala, al 59esimo, trasforma. Meret intuisce ma non può nulla: il piazzato è tirato troppo bene. I rigori si sbagliano, non si parano. 

Il Napoli non ci sta. Dopo cinque minuti, Mancini la fa grossa, in costruzione dal basso si fa sottrarre la sfera da Cajuste, pallone ad Olivera. Tiro rimpallato, traiettoria beffarda che inganna Svilar. Il karma si ricorda degli azzurri. 

De Rossi manda in campo Sanches per Bove, Abraham per Azmoun e Angelino per El Shaarawy. Calzona risponde con Ngonge per Politano e Traoré per Cajuste. Sono cambi che cambieranno il risultato.

Il portoghese si mette in competizione con Juan Jesus, provocando un rigore rasente il comico e il dilettantistico, atterra Kvara con uno sgambetto no look. Osimhen trasforma (14esimo gol in 21 presenze, 7 nelle ultime 9 che lo rendono il migliore in questo intervallo di tempo in Serie A).

Forse i bookmakers ci avevano visto giusto: Napoli vittorioso sulla Roma. No, anche i bookmakers piangono. Al minuto 89’, JJ non ci sta, il destino della partita è nelle sue mani, anzi nei suoi errori. Lascia Abraham in posizione regolare su calcio d’angolo. L’inglese, su assist di Ndicka, non si lascia pregare. No pray, no gain. Si chiude lì, 2 a 2. Vott’ a frnì.

Mancano 4 giornate al liberi tutti. De Laurentiis, più che un film scudetto, prepari un remake della coppia Spalletti-Giuntoli e si faccia da parte. 

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