Il futuro del Napoli ai piedi di Kvara
L'analisi di Fiorentina-Napoli del direttore di Sport del Sud Carlo Iacono: azzurri salvati da una gemma di Khvicha Kvaratskhelia.
Foto MoscaI fuochi d’artificio arrivano quasi sempre alla fine. Così, a Firenze, alla penultima giornata di campionato, è venuta fuori una partita da “botti”. Pirotecnica l’avrebbero definiti i telecronisti del passato. Bella. Passando in rassegna le prestazioni del Napoli in stagione, forse una delle migliori.
Il perché, proprio, adesso è facilmente rintracciabile: gli azzurri non hanno più nulla da perdere, nemmeno la faccia, la Fiorentina per la testa aveva ben altro, c’è una finale all’’orizzonte.
Ne sono venuti fuori 90’ minuti a briglie sciolte.
“Rimpianto” è il termine più utilizzato sui social, se il Napoli avesse messo in campo questa verve prima chissà quale sarebbe stato il destino di questa annata. Forse avrebbe potuto ottenere tra i 9 e i 12 punti in più, che farebbero 61-63, ovvero piena lotta quinto posto.
Il 2 a 2 del Franchi, invece, fa 52, nono posto a -2 dalla Viola ottava, -7 dalla Lazio, settima è stabile nell’ultima posizione che permette l’accesso all’Europa League. A 90’ minuti dal triplice fischio alla Serie A 2023/2024, crediamo che tutto possa restare invariato.
Gli azzurri si sono resi partecipi di una prova gagliarda, dicevamo, macchiata dalle solite distrazioni. Un minuto e mezzo di blackout che è costato due reti alla fine del primo tempo. Ci si era portati in vantaggio con un colpo di testa di Rrahmani su calcio d’angolo.
Poi è saltata la luce. Il pareggio l’ha firmato Biraghi su punizione magistrale, Meret non ha potuto nulla. Il 2 a 1, poco dopo, è stato i frutto di un suicidio in fase di costruzione dal basso. Rrhamani ha giocato su Politano un pallone che poteva spazzare su Marte, l’esterno ha ceduto la palla a Nzola che non si è fatto pregare: rasoterra sul secondo palo, rete.
Nel secondo tempo è ritornata l’elettricità. Il Napoli è stato vivo. Si è riportato in pareggio grazie ad una punizione splendida calciata da Kvaratskhelia. Il georgiano ha calciato da circa venticinque metri. La potenza e la precisione della traiettoria ha ricordato quelle disegnate da Beckham. La sfera si è infilata lì, dove si incontrano i due legni.
Si è racimolato un punto che vale ben poco, così quanto valeva la partita al Franchi. A contare però sono alcune prestazioni, soprattutto oggi che si è già proiettati al futuro. L’avvenire dovrà nascere dai piedi di Kvara, un talento puro con potenzialità ancora sconfinate. Poi da una spina dorsale composta da uomini sani: Meret, Di Lorenzo, Lobotka, il georgiano per l’appunto.
Nomi, fare nomi per immaginare ciò che sarà è l’unica cosa che sappiamo e possiamo fare al momento. Dai giocatori, al prossimo allenatore che tanto inciderà sui volti che comporranno la rosa della prossima stagione. Il futuro è un’incognita, non resta che aggrapparci a qualche certezza.
