Il mio primo incontro con Diego e l’iniziale ira funesta di Bagni

In questa Maradoneide, Darwin Pastorin intreccia il primo incontro con il giovane Diego e l’ira funesta di Salvatore Bagni, nata da un severo voto in pagella e trasformata in amicizia vera. Sullo sfondo del Mundialito tra tensioni politiche e promesse di gloria, emerge un calcio fatto di caratteri forti, ironia e umanità, quando Dieguito era ancora un ragazzo e Bagni stringeva i pugni prima di stringere la mano.

Articolo di Darwin Pastorin04/03/2026

Rispolvero tra i miei ricordi di inviato speciale di Tuttosport alcune cartoline malinconiche e veriegate del Mundialito a Montevideo nel gennaio 1981. Partecipano, oltre agli azzurri di Enzo Bearzot, Uruguay, Olanda e nell’altro girone Brasile, Germania Occidentale e Argentina, Selección che presenta il giovane fenomeno del football internazionale, il ventunenne Diego Armando Maradona. Partite trasmesse dalla Fininvest di Silvio Berlusconi, i militari per strada a mostrare il ghigno crudele dell’ennesima dittatura sudamericana, sponsorizzata dalla CIA. Non c’è Paolo Rossi, ingiustamente fermato dalla scandalo delle scommesse clandestine. Ma il Vecio ha promesso di aspettarlo per il Mundial in Spagna dell’anno dopo. E tutti sappiamo come andrà a finire…

La comitiva della nazionale parte, da Fiumicino, a fine dicembre con il dolore nel cuore: in albergo è morto Gigi Peronace, ambasciatore del nostro pallone nel mondo. Bearzot è sconvolto, in volo si sentirà male, un malessere passeggero dovuto allo stress emotivo per quella maledetta notizia. Si lasciano neve e freddo, si arriva con trentacinque gradi all’ombra. Montevideo mostra il suo volto di capitale sospesa tra passato e inquietudine, i rivoluzionari tupamaros agiscono nell’ombra, con efficacia. Tutte le attenzioni, per quanto concerne la manifestazione calcistica, sono per quel ragazzino dai capelli scuri arruffati e il sorriso da pubblicità: Dieguito Maradona. Gianni Di Marzio lo vide palleggiare, semplicemente palleggiare, a Buenos Aires ed esclamò: “Questo è un asso!”, ma nessuno ascoltò l’allenatore napoletano, un amico che rimpiango. È la stella lucente del Boca, promessa al Barcellona.

La Coca Cola organizza, per Diego delle meraviglie, una mega conferenza stampa nella gremita sala conferenze. Al fianco del Pibe, il suo manager: Jorge Cyterszpiller, origini polacche, cresciuto nel barrio con Diego: morirà suicida a 58 anni. La sala è un intrico di cavi, spesse nuvole di fumo, caccia spietata dei cronisti per guadagnare i primi posti. Dieguito, ed è la prima volta che ci incontriamo, risponde a tutte le domande, e non sembra davvero recitare. È spontaneo, divertente, ironico. Un’anima ancora salva, lontana da tormenti contraddizioni e tormenti: affrontati sempre a testa alta nel nome della dignità e del Che.

Il 3 gennaio, allo stadio Centenario, l’Italia perde 2-0 con l’Uruguay. Non una disfida, ma una rissa. Cabrini e Tardelli ne fanno le spese e vengono espulsi, con il “celeste” Moreira. L’arbitro spagnolo Muru viene messo sulla graticola dai nostri dirigenti, che parlano di scandalo e di vergogna. Segna il centravanti Victorino, destinato a diventare un “fantasma” nel Cagliari, Gigi Riva, dopo un allenamento, lo prende da parte e gli chiede: “Ma sei tu o tuo fratello?”. Zero reti e fine della malinconica avventura nell’isola bella. Alla vigilia della partita con l’Olanda, incontro Salvatore Bagni, a quel tempo bizzoso tornante del Perugia. Contro il Como, bloccato da Vierchowod, gli avevo messo un 4 in pagella. Mi presento: “Sono di Tuttosport…”. E lui, stringendo i pugni: “Di Tuttosport? Conosci mica un certo Darwin Pastorin, perché se lo prendo…”. E io: “Piacere, Darwin”. Rimane a bocca aperta e da quel momento diventiamo amici.

Italia e Argentina vengono eliminate, Maradona realizzerà il gol nell’1-1 nel derby con il Brasile. La finale vedrà il successo dell’Uruguay sulla nazionale verdeoro di Zico e Júnior per 2-1. Prima di tornare a San Paolo, il dottor Sócrates mi chiede un favore: “Spediscimi a casa, per favore, in italiano, le ‘Lettere dal carcere’ di Antonio Gramsci. Sono un suo profondo ammiratore”.

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