Canta Napoli dal Bentegodi all’Ariston: l’Italia ci sta male
Dal Bentegodi di Verona al Teatro Ariston di Sanremo, le ciociole di Napoli e il sentiment partenopeo viaggia sullo stesso filo: una vittoria last minute che fa rabbrividire il resto del paese. "E ci dispiace per gli altri, che sono tristi..."
Il Napoli vince a Verona - credits to Instagram romelulukakuIl Napoli di sabato, o peggio ancora, diventerà un habitué nei prossimi tempi a venire. Contro il Verona si va in scena alle 18, nei prossimi appuntamenti si andrà in scena di sabato alle 15, venerdì alle 20.45, o peggio ancora alle 18.45. Un calendario scellerato che, sensa senso, deve infilarsi in orari e giorni improbabili lontani da quelle che sono le abitudini calcistiche.
Ma è il calcio di oggi e bisogna ormai farsi l’abitudine. E così si parte alla volta di Verona dove il Napoli di Conte è chiamato a “vendicare” con rabbia quello che di scandaloso, e si può dire, si è visto a Bergamo la settimana scorsa. L’anteprima della partita è simile alla differenza che corre tra una parmigiana di melanzane ed uno yogurt greco: c’è ben poco da dire e da aggiungere, e guai a dire cosa è più buono.
Così è la differenza tra il Napoli, sebben acciaccato ancora ma in ripresa, ed un Verona che sembra ormai relegato ad una Serie B certa. L’ambiente è quello tipico della città di Giulietta: accoglienza calda, con non pochi sfottò. Ed è proprio all’inizio della gara, che si manifesta la Grandezza della Madonna Vergine Maria che, sull’intonazione dei sempre correttissimi tifosi veronesi “sporchi terroni, voi siete sporchi terreni!”, che il vichingo Højlund la mette nel ferro dove il portiere non può arrivarci.
Per dirla in tema Sanremo, “zitti e buoni“, e Napoli in vantaggio senza colpo ferire. La partita sembra poter scivolare come il vinello rosso la domenica a pranzo: senza alcun problema. Ed è invece qui, che iniziano a manifestarsi alcune paure da parti del tifoso napoletano che, da bravo scaramantico, cerca di scacciarle immediatamente dalla propria testa. Ma per quanto curnicielli e grattate nei posti giusti possano sembrare efficaci, ecco che il primo tempo scivola via con una strana sensazione.
Napoli e il Napoli: il filo corre da Verona a Sanremo
Un film già visto, ed è quello che accade. Il Verona inizia a cacciare l’orgoglio, così fanno le centocinquanta squadre consecutive quando incontrano il Napoli. C’è una sorta di magia quando si vede la casacca partenopea, come il toro che vede il manto rosso e attacca a testa bassa. C’è un episodio, l’ennesimo, di una stagione complesso: fallo plateale su Buongiorno, l’arbitro concede il calcio d’angolo e come canterebbe Elettra Lamroghini “Vualà!” pareggio del Verona.
Il Napoli si riscopre molle, debole e in affanno, e la paura che l’ultima della classe possa addirittura ribaltare il risultato, è enorme. Inizia il Bentegodi, ad essere una bolgia. Tra sostegno alla propria squadra che cerca di risalire la china, e sfottò incessanti verso i napoletani, buu che non mancano mai verso i calciatori di colore, e del “ciccione ciccione!” urlato a più riprese al buon Lukaku entrato in campo. Insomma, la città dell’amore, che però non si sa dove sia.
“Che fastidio!” canterebbe Dito nella Piaga, ma quel famoso dito, al 95esimo inoltrato, si palesa in un posto molto più fastidioso verso i simpatici veronesi, e ci penserà proprio il buon Lukaku che, in girata da vecchi tempi, la butta dentro. Gol, Magica favola all’Arisa, il gol pesantissimo ritrovato da Lukaku. Ora è stato davvero ritrovato per il resto del campionato.
Urla il ragazzo, si toglie la maglia, piange davanti ai microfoni per tutto ciò che ha passato: dramma personale, infortunio e carriera che sembrava al capolinea. Ora è il momento della felicità, “la felicità e basta” e i “romantici”, citando Maria Antonietta & Colombre e Tommaso Paradiso.
Napoli vince al Bentegodi, ma qualche ora più tardi lo farà anche al Festival di Sanremo con Sal Da Vinci. I social esplodono di livore, commenti infidi e rabbrividenti, come se i napoletani governassero il mondo con la loro spocchia, e le loro manovre: sono i napoletani i poteri forti!
Canta Napoli, si direbbe come un tempo al festival della canzone napoletana, c’è poco da fare: “l’Italia ci sta male” quando Napoli sale sul podio, si vomita odio e qualunquismo.
Ma va benissimo “accussì”, da Lukaku a Sal Da Vinci, quando Napoli vince, per noi “sarrà pe’ semp sì!“
