Napoli, la sera dei rimpianti: anche “traumatizzati” pari all’Inter
Nonostante la stagione e la gestione horror il Napoli non perde a San Siro, facendo lievitare i rimpianti per quello che poteva essere.
Foto Mosca“È la sera dei miracoli, fai attenzione” cantava Lucio Dalla. È stata, invece, la sera dei rimpianti per eccellenza, quella andata in scena sul manto erboso del Meazza. Il Napoli – campione in carica uscente con la coda tra le gambe – non le ha prese dall’Inter – campione in divenire. 1-1. Il tricolore passerà da un petto all’altro, ma a Milano gli azzurri hanno evitato il ratto.
Gli uomini di Calzona sono fuggiti dalla sconfitta (sarebbe stata la nona in ventinove partite), riacciuffandola per i capelli con Juan Jesus su calcio d’angolo, e pareggiando i conti aperti da Darmian nel primo tempo. Potere alle difese.
Le lunghezze dalla Champions, il calendario amico-nemico
Il Napoli resta al settimo posto in classifica, a sei punti dal quinto (utile se ranking vorrà) occupato dalla Roma e nove dal quarto tenuto saldamente dal Bologna che vive una stagione così dolce che si potrebbe bere.
Gli azzurri hanno da recuperare in soldoni sei punti o nove in nove partite alle dirette concorrenti. Il destino non è nelle proprie mani. Il calendario potrebbe aiutare o fare esattamente il contrario: i felsinei, i giallorossi e l’Atalanta saranno ospiti al Maradona. Poi ci sarà la Fiorentina (ottava, a meno due) ma al Franchi. Quattro scontri diretti che direttamente diranno quale sarà la sorte della stagione azzurra: totale fallimento o “FIU!” (onomatopeico).
La sera dei “e se”
Scampato pericolo, scampato miracolo. Uscendo da San Siro con tutte le ossa al proprio posto sale il rimpianto. E se Calzona fosse arrivato prima?
E se ci fosse stato un approccio diverso dei calciatori a questa stagione? E se fosse arrivato un difensore forte tanto da definirsi tale? Se Osimhen non avesse avuto tutti i problemi che ha avuto? La storia non si fa con i “se” e con i “ma”. Ma… il pareggio con l’Inter, dominatrice, Attila, del campionato un po’ brucia.
La partita
La Beneamata, dinanzi al proprio pubblico, voleva farsi perdonare dell’uscita dalla Champions e chiudere il discorso scudetto. Il Napoli ci arrivava dopo la batosta Barcellona e senza Osimhen. Grande motivazione contro crisi esistenziale. Disastro annunciato e invece no. Gli azzurri hanno fatto quello che andava fatto.
Provato a imbastire qualcosa, subito con dignità, senza concedere eccessivamente troppo al miglior attacco della Serie A, segnato alla miglior difesa, frenato la corsa di chi veniva da dieci vittorie consecutive. Il gol di Darmian è arrivato sulla solita dormita difensiva.
Lì in mezzo manca qualcuno, ma oramai dirlo è obsoleto. È stato miracoloso Meret su un paio di interventi. Ha fatto male Raspadori partito dal primo minuto, solo quattordici palloni toccati in tutta la partita (dato peggiore tra i ventidue in campo). Così come il centrocampo lontano anni luce dalla brillantezza alla quale eravamo abituati. Eppur si è mosso, il Napoli. I nerazzurri sono calati e JJ (offeso da Acerbi nel primo tempo) si è tolto il sassolino dalla scarpa, anzi dalla fronte: capocciata e gol.
I rimpianti
Non è stata la sera dei miracoli, della vittoria a San Siro, ma dei rimpianti. Perché anche ridimensionati, scamazzati, sconvolti, traumatizzati dalle girandole in panchina, dagli scossoni atletici, non si è perso. Forse c’era materiale per fare ben altro ma non è stato ben padroneggiato da nessuno.
La notte sta per finire, la nave fa ritorno per portarci a dormire.
