Il calcio «truffaldino» e la purezza degli altri sport: senza esagerare, però

Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini smonta il mito della purezza degli altri sport e ricorda, con memoria storica e gusto polemico, che tra pugni, proteste e blitz reali nessuna disciplina può davvero sentirsi immune dal peccato originale. Il calcio truffaldino? Forse. Ma senza santificare il resto.

Articolo di Roberto Beccantini23/02/2026

Dicono: che bordello, il calcio truffaldino e cascatore. Che schifo. Ah, lo spirito olimpico: quello sì… Ah, gli sport alternativi che gli ignoranti continuano a considerare minori: quelli sì… Lungi da me l’idea di rivalutare il Far West del pallone, però – confesso – ogni tanto la tentazione di sfuggire alla vaselina della maggioranza puritana è forte.

Il «Settebello» della pallanuoto si rese protagonista di un clamoroso gesto di protesta, dopo che – all’Olimpiade di Parigi 2024 – era stata borseggiata dagli arbitri nei quarti con l’Ungheria. Che gesto? Prima di scendere in acqua con la Spagna, al momento degli inni diede le spalle agli «sceriffi». Morale: sospensione di sei mesi, esclusione dalla World Cup, 100.000 dollari di multa.

Nel basket, i reduci raccontano ancora con i lucciconi agli occhi la zuffa che si sviluppò il 30 maggio 1983 a Limoges. Gruppo A dell’Europeo, Italia-Jugoslavia. Botti e botte. Miccia, un cozzo tra Enrico Gilardi e Drazen Petrovic, il Mozart di Sebenico. Mancavano sì e no sei minuti al termine. Fu come il colpo di pistola dello starter: via! Pugni, spinte, porco qua e porco là. Meo Sacchetti prende per i capelli Peter Vilfan; Dragan Kicanovic sferra un calcio nelle palle a Renato Villalta, a Dino Meneghin non sembra vero: «Eccomi!». Sandro Gamba si slancia nel parapiglia, chi sedeva a bordo parquet raccomandò l’anima al Dio dei canestri e maledì di aver voluto fare lo sborrone, alla Jack Nicholson, piazzandosi proprio lì, sul filo del filo.

All’annuncio della sentenza, tutti in piedi: zero feriti gravi e 91-76 per gli azzurri. Che poi, battendo la Spagna nella finale di Nantes, si sarebbero laureati campioni.

E la scherma? Un nido di lame e di vipere. Come ha scritto Marco Imarisio sul «Corriere della Sera», quando era in pedana «Stefano Cerioni non faceva distinzioni di nazionalità nelle sue sfuriate, passate alla storia così come i due ori vinti a Los Angeles 1984 e Seul 1988».

L’atletica, a parte la contestatissima squalifica di Marcello Fiasconaro per un paio di false partenze sugli 800 a Oslo 1973, nella semifinale di Coppa Europa, ostenta la rissa Kenya-Marocco nella finale dei 10.000 ai Giochi di Barcellona 1992. Richard Chelimo si ritenne danneggiato dal lavoro di squadra dei due marocchini, Khalid Skah (vincitore) e Hammou Boutayeb (doppiato). Si andò per appelli, l’oro venne revocato e riconsegnato a Skah dopo un blitz telefonico del re del Marocco. Ubi maior.

In Formula 1 i topi d’archivio riesumano con sadico piacere il casino di Hockenheim 1982. E’ il 19° giro e Nelson Piquet, al comando, doppia Eliseo Salazar all’ingresso di una chicane. Il cileno non molla e frena tardissimo, arrivando a colpire la Brabham del brasiliano, che si schianta contro le barriere. Infuriato, Piquet gli si avvicina minaccioso e gli mette le mani sul casco. Quindi lo centra, sempre al viso, con una raffica di sinistri e destri. Non pago, abbozza anche un calcio, schivato dal collega. Per fortuna erano amici.

 

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