La fine della Superlega tra Agnelli, iene e cani (molto) randagi

Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini racconta la fine della Superlega tra Agnelli, Perez e marce indietro strategiche, con una Champions ormai paragonabile alla Banca Centrale Europea: forzieri solidi, potere accentrato e un sistema che cambia forma senza cambiare sostanza.

Articolo di Roberto Beccantini16/02/2026

Adesso che persino il Real Madrid, ultimo dei Mohicani, ha abbandonato la Superlega, «odo augelli far festa, e la gallina, tornata in su la via, che ripete il suo verso». «La quiete dopo la tempesta», da cui ho tratto la strofa, è di Giacomo Leopardi. L’armistizio, di Florentino Perez. Erano rimasti in tre – la Juventus, il Barcellona, la Casa Blanca – dei dodici «teppisti» che, il 19 aprile del 2021, avevano tentato il golpe. Con tanto di Inter e Milan dentro la cricca.

La sollevazione del popolo inglese portò all’aborto di un’operazione concepita male e sviluppata peggio: penso alle interviste che Andrea Agnelli rilasciò, a miccia appena accesa, al «Corriere dello Spor-Stadio» e a «la Repubblica». Lo «ius soli» (cioè la precedenza ai risultati) scalzato impunemente dallo «ius bacheche» (i diritti dell’albo d’oro) avrebbe demolito due secoli di storia: non perfetta, magari, ma non così boriosa, così elitaria da giustificare un simile schiaffo. L’Uefa di Aleksander Ceferin gridò stizzita come una pulzella violata, respinse gli invasori ma fu costretta a dilatare il monte-premi, stravolgendo il canonico formato e intasando i calendari.

Il giudice deve rimanere il campo: sempre e comunque. Al netto di eventuali brogli amministrativi, penali o sportivi. L’ipocrisia dilagò. Ci si abbuffò di paragoni con la Nba, che però non c’entrava un tubo. In compenso, venne solo lambito il nocciolo della questione e dei confronti: l’Eurolega di basket, non meno «stagna» del progetto calcistico. Domanda: quante presenze nella Champions dei canestri ha ricavato, da due scudetti, la Reyer Venezia? Risposta: zero. Eppure la «Gazzetta» dedica fior di pagine alle sfide dell’Armani.

Già il 21 dicembre 2023 la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva accolto il reclamo dei Superleghisti, accusando Fifa e Uefa di «posizione dominante». Traduzione: non più fuori legge, gli eventuali tornei «alternativi»; non più squalificabili, i giocatori che scegliessero di parteciparvi. Chi non ricorda la sentenza Bosman che il 15 dicembre 1995 aveva «liberato» il mercato, annullando l’indennizzo a fine contratto?

La Champions League è diventata una sorta di Banca centrale europea. Gode di ottimi forzieri. L’uscita del Real – e della società «A22», il suo braccio armato – non sa di resa, ma di «timeo Danaos et dona ferentes». Riportava il «Corsport» del 13 febbraio: «Le spagnole [Barcellona e Real, come del resto la Juventus] sono entrambe rientrate nell’Efc, European Football Clubs, ex Eca, guidata da Nasser Al-Khelaifi, il numero uno del Paris Saint-Germain, che con Agnelli ideò la fuga in avanti salvo ritirarsi [minacciato, rabbonito, premiato] al momento del dunque. E se con l’accordo Uefa-Real si fosse davvero chiuso il cerchio? Se nel triennio 2024-27 a Nyon hanno ottenuto 4,4 miliardi di ricavi, con il nuovo bando verranno superati i 6. Nella strategia per il ciclo 2027-2033, non a caso si è sempre parlato di pacchetti innovativi sfruttando dati e tecnologie».

Nel frattempo, la Superlega della Premier fa la ola. Oh yes.

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