Dei maestri Lucio e Marcel (detto Marco Van Basten). Rasoiate inAttese.

Cosa hanno in comune Lucio Fontana e Marco Van Basten? Cose hanno in comune il Cigno di Utrecht e l'inventore dello Spazialismo? Scopritelo nella decima puntata della rubrica di Ivano La Montagna

Marco Van BastenMarco Van Basten (foto di Fumagalli / Sabattini)
Articolo di Ivano La Montagna20/03/2026

Rasoiata

Una “rasoiata” è, letteralmente, un colpo di rasoio. Il termine serve a descrive un’azione netta, repentina e spesso violenta che, per mezzo di una lama affilata, produce un taglio doloroso e profondo.

La stessa espressione nel calcio è utilizzata con doppia valenza. Può essere un passaggio di lunga gittata, il cosiddetto cambio di gioco, oppure un tiro. Nel primo caso la palla è trasmessa in maniera tanto rapida e precisa che intercettarla diventa assai improbabile. Nel secondo, alle stesse qualità del passaggio -rapidità e precisione- si aggiunge l’estrema potenza. Il calciatore, con un colpo secco di collo piede, imprime alla sfera una traiettoria che il portiere non ha modo di decifrare. La sorpresa, altra caratteristica essenziale, scaturisce dalla posizione, dall’angolo e dall’elevato coefficiente di difficoltà del gesto. L’insieme di questi fattori genera una miscela velenosa con effetto paralizzante. L’estremo difensore si vede trasformato in una statua di sale, il corpo leggermente ripiegato sulle gambe, immobile spettatore di un evento insieme spaventoso e spettacolare.

D’improvviso, la bussola del pensiero è attratta dal potente magnetismo di due capolavori: ambienti e tempi differenti, identici rigore ed eleganza. Nella mente si disegna una rotta. Malia e Reverenza le compagne di viaggio.

Maestro Lucio

Precedenza, almeno cronologica, reclama l’opera del Maestro Lucio, artista argentino naturalizzato italiano. Fontana, l’inventore dello “Spazialismo”, è nato nella città che rifornisce di palloni da calcio l’intero Sudamerica: Rosario de Santa Fe. Nel 1905, seguendo i genitori, torna per la prima volta nel paese d’origine. In Italia, a Milano, frequenta l’accademia di Brera e inizia la sua carriera come scultore, ma è a Buenos Aires che redige il “Manifesto Blanco”: proclama e programma teorico di un’arte nuova. Integrando tempo, spazio e luce, Lucio intende varcare i confini della pittura e della scultura tradizionali. Arruolato volontario e ferito nella Prima Guerra, nel ’47, dopo la fine della Seconda, torna definitivamente in Italia per tuffarsi nella sua ricerca.

“Taglio/i”, “Attesa/e”, “Concetto/i Spaziale/i”, così si definiscono, al singolare o al plurale in base al numero di lacerazioni presenti, le opere pittoriche che portano il poeta ad oltrepassare la superficie telata del quadro. Viene infranta la barriera monocromatica che da sempre tiene reclusi gli altri mondi: l’arte apre all’arte nuove dimensioni. Una garza nera, sul retro, assorbe la luce. L’occhio e l’anima possono ora inoltrarsi nel vuoto interstellare.

Le attese

Seduto nello studio, calmo come un bonzo in meditazione, Lucio discute in religioso, intimo silenzio con la tela posta di fronte a sé. Aspetta con pazienza il momento giusto. Aspetta il miracolo. Aspetta l’apertura dello stargate. È un’attesa mistica. Solo il sacerdote sa quando il tempo è maturo; sa anche che non è un viaggio per tutti.

Ssssz…

Il primo taglio. Dritto. Più piccolo. Overture.

Una pausa che dura un profondo respiro.

Il tempo di un bagliore che attraversa gli occhi.

Zzzzap…

Il secondo taglio. Più energico. Di soppiatto.

La fessura è più estesa e la traiettoria, ad effetto, si curva leggermente nel tragitto dall’alto verso il basso. Il rosso, focoso di giallo, quasi arancio, si squarcia due volte. Le falle nella paratia della navicella risucchiano via pilota e passeggeri. Tutti scaraventati nell’altrove.

Dal 1958 l’ignoto canta come una sirena.

Maestro Marcel (detto Marco)

Il capolavoro del Maestro Marcel (detto Marco) arriva trent’anni dopo ma si sovrappone a quello del Maestro Lucio con la precisione di una sofisticata serratura che accoglie la sua chiave. Un’altra porta dovrà spalancarsi. Van Basten, artista olandese, si consacra nella stessa città di Fontana: Milano. L’erede di Meister Cruijff è un papabile nel conclave della Pelota. Insieme a Ruud Gullit e Frank Rijkaard rinforzano l’influente corrente calcistico-teologica dei tulipani: Totaalvoetbal o Total Football, da noi Calcio Totale. Sotto lo sguardo vigile della Madonnina il trio dispensa sapienza e miracoli. Ma sono anni in cui non c’è bisogno di pontefici. Il D10 dei poveri, un altro argentino, ha varcato lo spazio-tempo ed è sceso fra gli uomini. La sua grotta nei dintorni di Buenos Aires. La terra promessa quella dei campi di calcio. L’Italia è la sacra meta dei predicatori e dei profeti, Napoli quella del Messia.

Concetto spaziale in due atti

Il “Cigno di Utrecht”, altro epiteto di Marcel (detto Marco), realizza in due atti il suo più raffinato -insuperabile – “Concetto Spaziale”.

  1. Olanda – URSS. Il 25 giugno, a Monaco di Baviera, i Красные (Krasnye), i Rossi, e gli Oraje, gli Arancioni, si sfidano per la seconda volta nella terra di mezzo: la Germania dell’Ovest.

Le due corazzate hanno già combattuto una battaglia, nella fase a gironi.

L’hanno vinta i sovietici 1-0. La rivincita però ha una posta in gioco ben diversa. È la Finale degli Europei. È tutto o niente. Per avere un’idea chiara delle forze in gioco basta scorrere la graduatoria definitiva redatta da France Football per il Pallone d’Oro di quell’anno. Nelle prime quattordici posizioni ci sono quattro olandesi e cinque ‘russi’. Il migliore fra i comunisti è però piazzato al quarto posto, appena fuori da un podio che resta monochrome: tutto arancio.

Van Basten, partito dalla panchina nella pugna d’apertura, si rivela letale maestro d’armi nella seconda e decisiva contesa. Si combatte a viso aperto. C’è equilibrio. Poi Marco sale in cattedra.

Atto Primo.

Atto Primo. Taglio piccolo. Overture.

Minuto 31. Calcio d’angolo. La difesa CCCP respinge. L’olandese Erwin Koeman si ritrova il pallone tra i piedi. Lo lancia sul secondo palo. I sovietici salgono compatti cercando di fregare il nemico con la sua stessa trappola: il fuorigioco. Ma Van Basten ha visto tutto. Con un colpo di genio, che è un colpo di testa, fende lo spazio e ruba il tempo. Mastro Gullit è in posizione propizia, solo e smarcato.

Ssssz…

Eccolo servito. Ruud. L’uomo giusto. L’unico forse in grado di apprezzare fino in fondo la sacralità del momento. Si dispone umilmente a servizio dell’arte abbracciando il ruolo del prescelto: concludere degnamente l’atto. Il suo colpo di testa completa quello di Marco. La palla supera il portiere, Rinat Dasayev, e va a depositarsi in rete. È 1-0.

La lotta si inasprisce. Quattro cartellini. Il giallo fa il pendolo tra rosso e arancio, tra ‘rossi’ e ‘arancioni’: Lytovchenko 33°, Wouters 37°, Khidiyatullin 42°, Van Aerle 50°.

La durezza della contesa riduce le opportunità. Quelli della Federazione non mollano ma devono rischiare qualcosa in più per recuperare lo svantaggio.

L’errore è sempre in agguato quando aumenta la pressione.

Atto Secondo. Taglio lungo.

Atto Secondo. Taglio decisamente più lungo ed energico.

Minuto 54. Oleksandr Zavarov la tocca male. Adri van Tiggelen intercetta la sfera e la passa ad Arnold Mühren. Dalla fascia sinistra parte un cross a “palombella” che sfetta il rettangolo da parte a parte. Sul versante opposto c’è Van Basten, defilatissimo. Un calciatore ‘normale’ non avrebbe molte alternative: controllo e contro cross. Ma Marco è molto, molto più che un comune giocatore. Marco ha un posto riservato accanto al Trono.

La ricorda così: «Era il secondo tempo ed ero un po’ stanco. Arnold Mühren ha messo al centro un pallone e ho pensato: “OK, posso stopparla e provare a fare qualcosa in mezzo alla difesa, oppure posso provare la soluzione più semplice, rischiare il tiro al volo”. Serve molta fortuna, ma tutto è andato bene perché ho avuto il tempismo giusto».

Siamo ben oltre il limite dell’area di rigore, non distanti dalla linea che delimita il terreno di gioco. L’angolo di tiro è praticamente inesistente.

Non per chi sa fare miracoli.

Non per chi sa maneggiare il rasoio.

Zzzzap…

Marcel salta e rimane con entrambe le gambe in sospensione. Non a volo ma in volo colpisce il pallone di collo pieno. Il numero uno sovietico è l’agnello offerto nel rito sacrificale: la vittima di una lama affilata che, nella rapidità e nella precisione dell’atto ferino, mostra religiosa pietà.

«Posso raccontarvi un sacco di aneddoti, ma è stata una sensazione fantastica. In quel momento ci siamo detti: “Siamo sul 2-0, possiamo vincere”. La gioia per il gol è stata talmente tanta che non ho capito subito quello che avevo fatto. Basta riguardare la mia reazione per capirlo, era come se mi chiedessi “Che succede?”».

Succede che, nel 1988, sul gradino più alto del podio non poteva esserci che lui: piede aureo, Pallone d’Oro. Succede che, grazie alle magie di Marco, i tulipani approdano dove mai s’erano spinti; nell’impresa che persino l’Arancia Meccanica dell’immenso Cruijff avea fallito, riescono: l’Olanda conquista il primo trofeo internazionale, ancora unico e solo.

Un prima e un dopo

Il pensiero errante è giunto qui a destinazione. Si arresta davanti alle due porte. Due “fenditure”.  La storia dell’arte e quella del calcio, hanno un ante e un post. Maestro Lucio, tagliando la tela, ha creato un “al di là” per l’arte. Meister Marcel, colpendo quel pallone, ha plasmanto un vuoto apparente inventando uno spazio ignoto al calcio. Le “rasoiate” di Fontana e Van Basten sono capolavori equivalenti: pura, generativa, grazia tecnica. Nella demiurgica, architettonica precisione affermano il luminoso primato dell’eleganza sull’oscurità della forza bruta. La mente ci ha condotto sulla soglia di due mondi non più lontanissimi, aperti sull’infinito. Coraggio. Avanti!

P.S. L’opera del racconto, “Attese” (smalto opaco su tela con cornice laccata), è del 1961. Si può ammirare al GAM di Torino.

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